scrive Adam Tooze sul New York Times

Adam Tooze è professore di Storia alla Columbia University, ha appena scritto un saggio di successo sulla crisi, tradotto in italiano da Mondadori col titolo “Lo schianto. 2008-2018. Come un decennio di crisi economica ha cambiato il mondo”, e ora interviene sul New York Times con un editoriale sulla trattativa tra Italia e Unione europea sulla legge di bilancio. Tooze scrive fra l’altro: “Durante la crisi dell’Eurozona, gli economisti dell’Università Bocconi di Milano diffusero e resero popolare l’idea dell’‘austerità espansiva’: i tagli alla spesa pubblica avrebbero stimolato la fiducia e la crescita. Gli anni successivi alla crisi finanziaria hanno dimostrato quanto questa tesi fosse fallace. Adesso gli economisti sembrano aver trovato un nuovo meme: l’espansione fiscale restrittiva, cioè uno stimolo che nega se stesso minando la fiducia e spingendo verso l’alto i tassi di interesse. Comunque sia, queste argomentazioni non sono così decisive. Anche nelle previsioni più pessimistiche della Commissione europea, i livelli di deficit proposti dal governo di Roma non manderebbero il debito pubblico fuori controllo. Ciò che spingerebbe l’Italia in una vera crisi sarebbe un improvviso aggiustamento verso l’alto dei tassi d’interesse sul debito, non al 3 per cento ma al 5 per cento o più. Se ciò accadesse, a causa di uno shock alla fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia, ci sarebbe un aumento esplosivo dei costi del servizio sul debito. Il governo si potrebbe trovare tagliato fuori dal mercato e dalla possibilità di rifinanziare il debito. Le banche del Paese necessiterebbero di un sostegno da parte dell’Unione europea. L’aiuto arriverebbe solo dopo la sottoscrizione di un accordo per ridurre il deficit. Se escludesse ciò, l’Italia potrebbe trovarsi sulla via dell’uscita dall’Eurozona. Questo rischio è quello che rende così preoccupante il confronto tra Roma e la Commissione. Il gioco del pollo in corso potrebbe facilmente spaventare i mercati”. Finché c’è la Banca centrale europea di Mario Draghi in campo, scrive Tooze, i mercati dovrebbero rimanere relativamente calmi, ma dal 2019 la politica monetaria diventerà meno espansiva.

“La Commissione europea, ovviamente, è tenuta a difendere le proprie regole. Ma l’UE come si aspetta che finirà questo confronto?”. L’Italia non è la Grecia, né economicamente, né politicamente e diplomaticamente. Ergo, “saranno i mercati a dover imporre la disciplina. Ma questa è una prospettiva terrificante: non solo il debito italiano è enorme, ma anche le banche del Paese non sono certo pesci piccoli. L’Italia è sia troppo grande per fallire sia troppo grande per essere salvata”. Il piano di Bruxelles è che, sotto la pressione dei mercati, il governo si pieghi. Tuttavia, avverte Tooze, ci vuole attenzione: l’ultima volta che Bruxelles, in tandem coi mercati, ha costretto un governo italiano a piegarsi, Berlusconi è stato sostituito da Monti e proprio per contrastare quell’esperienza è nato il grillismo, col Movimento 5 Stelle che ha preso il 32% alle elezioni dello scorso marzo. “La Commissione europea difficilmente può sperare di ripetere un ciclo simile”.

Tra l’altro nel frattempo, fa notare lo storico, la Lega è il partner di governo che più si è rafforzato da marzo a oggi. Un nuovo esecutivo a trazione salviniana che emergesse da un eventuale rimpasto “potrebbe perfino trovare un terreno di incontro con Bruxelles sulle riforme per la crescita dal lato dell’offerta. Ciò senza dubbio rassicurerebbe gli investitori ma sarebbe un risultato disastroso per l’UE che consegnerebbe così una vittoria politica a Salvini, il vicepremier italiano, che non fa segreto di voler trasformare l’Europa in un panorama politico a misura di movimenti nazionalisti e nativisti”.

Se nemmeno un rafforzamento della Lega è tra gli obiettivi di Bruxelles, allora forse l’UE spera in nuove elezioni indotte da una marcia indietro dell’esecutivo? “Si tratterebbe, a dir poco, di una strategia solo negativa e ad alto rischio. Soprattutto, essa non riuscirebbe a rispondere al profondo senso di crisi dell’Italia. Se l’Unione europea è determinata a tenere il punto su debito e deficit, allora farebbe bene a offrire qualcosa di positivo in cambio, per esempio una forma di investimento comune in Europa o una strategia per la crescita o un approccio più cooperativo sulla questione migratoria che è stata alla base dell’ascesa della Lega”.

Se tutto quello che Bruxelles ha da offrire è maggiore disciplina – conclude Tooze –  allora la Commissione sta di fatto incentivando una ricomposizione del panorama politico italiano su basi più nazionalistiche e più ostili all’Europa”.