Foto via Flickr di fdecomite
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scrive Ashoka Mody su Bloomberg

“La fine imminente del mandato finale da cancelliera di Angela Merkel costituisce una importante sfida sia per il Paese sia per l’intero progetto europeo. Se chi le succederà non riuscirà a impedire che la Germania continui a scivolare verso uno status di secondo piano, l’Unione potrebbe perdere il suo puntello finanziario più importante”. Inizia così l’analisi di Ashoka Mody, economista di origini indiane oggi negli Stati Uniti, con un passato come dirigente del Fondo monetario internazionale (FMI) per il quale si è occupato d’Europa.

Tutti concentrati come siamo sul solito dibattito sulle riforme dell’Eurozona, sostiene Mody, sorvoliamo sull’attuale situazione tedesca: “un’economia che perde rilevanza, che rischia di minare la fiducia di cui hanno bisogno i tedeschi per giocare un ruolo maggiormente proattivo. Sotto assedio su diversi fronti, il Paese fa fatica a garantire standard di vita migliori. Per quasi metà della sua popolazione, i redditi non sono aumentati nell’arco di un’intera generazione”.

Indizi? Il numero di brevetti registrati, per esempio, che è un utile indicatore per il livello di innovazione di una economia: dal 2007 la Corea del Sud ha superato e poi distanziato Berlino che ora si vede raggiungere anche da Pechino. Merkel se n’è accorta, ha evocato la necessità di una nuova epoca dei Lumi per sostenere educazione e innovazione nel Paese, ma finora è riuscita a fare poco: anche nelle valutazioni dei suoi studenti, per esempio, la Germania perde terreno rispetto alle potenze emergenti.

Perfino il settore automotive, tra scandali regolatori sia negli Stati Uniti sia in Europa, restrizioni imposte dalla politica locale e sfida per l’elettrico, non può considerare garantito il suo primato.

“C’è di più – scrive Mody – Le leggendarie banche tedesche hanno servito bene le piccole e medie aziende del Paese. Ma gli istituti soffrono di profittabilità cronicamente bassa – in particolare la rete di istituzioni para-pubbliche, le Sparkassen e le Landesbanken, solitamente possedute o controllate dalle municipalità e dai governi regionali. Nel 2001, la Commissione europea sentenziò che le Landesbanken stavano ricevendo sussidi ingiusti. Non appena persero accesso a tali sussidi, le Landesbanken scommisero sul mercato subprime americano e su altre avventure rischiose. Come era prevedibile, ne sono uscite fortemente danneggiate”.

Probabilmente il principale punto di debolezza della Germania è costituito da Deutsche Bank. Una sua azione vale ancora meno di un decimo di quanto valeva nel maggio 2007, prima della crisi dei subprime. In anni recenti, i regolatori americani e britannici hanno multato la banca per centinaia di milioni di dollari a causa di rendicontazioni improprie e possibile riciclaggio di denaro. Attualmente è sotto indagine per casi distinti, sia per aver assistito dei criminali sia per aver aiutato la danese Danske Bank nel riciclaggio di importanti somme di denaro. Il suo modello di business, evidentemente, non funziona. Se Deutsche Bank dovesse cadere, la sua dimensione e le sue connessioni globali e sistemiche potrebbero costituire un fardello sostanziale per il governo”.

Mody accenna infine al ruolo sistemico che Berlino dovrebbe avere. “Lo storico dell’economia Charles Kindleberger descrisse una ‘potenza egemonica’ come una potenza che compie sacrifici finanziari di breve termine per aiutare altri Paesi, ritenendo di poter beneficiare della prosperità diffusa altrove. La Germania sta attraversando l’ultima fase del suo protagonismo globale, una nazione che senza volerlo sta passando tra le fila degli sconfitti. (…) Il compito per il prossimo cancelliere è chiaro: rinvigorire l’economia. Solo in questo caso i tedeschi mostreranno una rinnovata volontà di fare di più per l’Europa”.

1 COMMENT

  1. Si dice che l’Europa sia indispensabile per garantire una dimensione paragonabile a Usa e Cina. Credo che il problema non sia la dimensione ma le scelte strategiche. Israele investe il 4% in ricerca contro il 2 dell’Europa e l’ 1.0,2% dell’ Italia. L’Europa è a rischio decrescita infelice mente la ricchezza si sta spostando verso l’Asia. È la Germania è anch’essa in questo cono d’ombra.

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