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scrive Valeurs Actuelles (21/11/2018)

La Francia è un grande paese, può vincere la guerra, ma intere aree, quartieri, periferie, città sfuggono al suo controllo, è già così, le aree di illegalità in cui regnano l’islamismo e la miseria si contano a decine. La Francia unica e indivisibile è finita, due francesi convivono sotto la stessa bandiera”. Così parla Boualem Sansal, scrittore algerino di fama e autore di romanzi di grande successo, come “2084”. Il suo ultimo romanzo è “Il treno di Erlingen”. “Chi aveva popolato il mondo è ora soggetto a un processo di spopolamento. E’ per questo che la Germania ha aperto i suoi confini ai migranti, e ho collocato in questo paese la città di Erlingen, l’ultima roccaforte che resiste all’invasore. L’immigrazione comincia a dividere l’Europa. Questa migrazione incontrollata sta riconfigurando il mondo politicamente, culturalmente, moralmente e psicologicamente. E si arriva a situazioni abominevoli dove uno ‘getta’ i suoi migranti oltre i confini, il Marocco espelle i suoi popoli verso l’Algeria e l’Algeria versa i suoi sul Mali, il Niger, la Libia. Ci dimentichiamo che sono esseri umani e che il mondo è stato costruito dalle migrazioni… Nei secoli passati, i migranti in Europa erano tutti europei. Oggi i migranti provengono da un altro mondo, da un’altra civiltà, dall’Africa e dal mondo musulmano, e questo pone problemi insolubili. Poiché l’Islam è per natura conquistatore, comunitario e restio a qualsiasi integrazione nelle società cristiane, la convivenza con i nativi è impossibile. La Francia è un obiettivo privilegiato nel piano di islamizzazione planetaria”. Sansal parla di una nuova malattia di cui sottovalutiamo la gravità: “Non sappiamo più affrontare la realtà, la scopriamo solo ora attraverso il sentimento. Ciò deriva, a mio parere, dal fatto che abbiamo respinto le autorità legittime. I legami nella società si allentano e il re, escluso dal popolo, ha solo se stesso e la sua corte da governare (…) Lo avevo detto. Quello che è successo nei nostri paesi vi raggiungerà e vi distruggerà, sperando che trasmettessero il messaggio all’Europa (…) A chiedere costantemente protezione e sicurezza si è sempre più inclini all’irresponsabilità individuale e collettiva, persino alla sottomissione”.

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