La Grande Moschea di Colonia, in Germania, appena inaugurata
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scrive su Tichys Einblick (29/11/2018)

“L’integrazione dell’Islam e dei musulmani nell’Europa laica e democratica è il compito del secolo e non può essere affrontato con l’alimentazione, i benefici sociali e i corsi di lingua. E l’integrazione la devono volere entrambe le parti. Se fallisce, l’Europa sarà nei guai”. E’ questa la tesi del celebre islamologo tedesco di origine siriana Bassam Tibi. “Le statistiche ci danno le seguenti informazioni: intorno al 1950 vivevano nell’Europa occidentale 800.000 musulmani, meno di un milione. Nel 2018, la stima è compresa tra 30 e 35 milioni. Lo statunitense Pew Research Center, riconosciuto a livello internazionale con sede a Washington, stima la crescita dei musulmani in Europa occidentale dal 4.9 per cento al 14 nel 2050 e in Germania – il paese della cultura accogliente – dal 6,1 per cento nel 2016 al 20 nel 2050 (FAZ 30.11.2017). Non è solo il numero record di ‘immigrazione clandestina’, ma il troppo zelante ricongiungimento familiare in Germania a contribuire a tutto questo. Un esempio, che non sia un fatto isolato: nel 2016 un rifugiato siriano ha portato a Montabaur nel quadro del ricongiungimento familiare ben ‘quattro donne e 23 bambini della comunità del Palatinato’ (Welt 28. 01.2018). Questo non è un caso isolato, perché solo a Berlino, la ‘quota di uomini arabi con seconde mogli è stimata tra il 20 e il 30 per cento’ (Welt, ibid.). Certo, ci sono alcuni musulmani che si considerano cittadini dei loro paesi ospitanti, cittadini che riconoscono i valori europei e le norme costituzionali. Tuttavia, tale accettazione dei valori occidentali non esiste per la maggioranza (…) Nelle discussioni ufficiali, i funzionari arabi e turchi sono disposti ad integrarsi, ma nelle pause il tono è molto diverso. Ho osservato una ‘soumission‘, una sottomissione politica. Lo stato tedesco ha capitolato all’Islam organizzato. Il modello delle chiese nella politica tedesca non è trasferibile all’Islam, poiché viene convertito dalle associazioni per creare enclave anti-democratiche e illiberali. Sulla base di tali fatti, pongo due domande alla Cancelliera Angela Merkel, che ha ripreso dallo sfortunato ex presidente Wulf la frase priva di significato ‘l’Islam appartiene alla Germania’: su quali fatti si giustifica questa affermazione? Di quale Islam parla a dispetto delle molte direzioni e varietà dell’Islam? Come scienziato e fondatore dell’islamologia, rimpiango la totale mancanza di conoscenza della Merkel sull’Islam. Sono arrivato nel 1962 da Damasco a Francoforte per studiare. A quell’epoca, nella Repubblica Federale Tedesca c’erano solo poche migliaia di musulmani prevalentemente turchi, che erano stati reclutati dall’Anatolia cioè dalle parti arretrate della Turchia. Questi ‘lavoratori ospiti’ erano in gran parte non istruiti, senza formazione professionale, e erano principalmente impiegati in lavori a bassa retribuzione. Oggi, il numero dei musulmani si è moltiplicato, specialmente dopo la crisi dei rifugiati nel 2015. Quando è iniziata, il numero di musulmani che vivevano in Germania era di cinque milioni. Oggi, nel 2018, ne sono stati aggiunti almeno due, probabilmente tre milioni. Dalla mia esperienza negli Stati Uniti, so che una società può certamente dare ai migranti la sensazione di appartenenza, sopratutto se loro stessi desiderano diventare americani, cioè cittadini leali del loro paese ospitante. Ma ciò richiede uno sforzo da entrambe le parti. Conosco molti migranti musulmani che la pensano allo stesso modo. I funzionari islamici di associazioni controllate dalla Turchia e dall’Arabia Saudita, d’altra parte, stanno cercando di impedirlo. Come islamologo ed emigrato musulmano, pongo il detto della Merkel ‘Ce la possiamo fare – Wir schaffen das’ nella spazzatura ideologica, in cui anche la frase ‘l’Islam appartiene alla Germania’ dovrebbe essere collocata (…) I moralisti di sinistra mi accusano assurdamente di polarizzazione, insinuano ‘islamofobia’, ‘populismo’, ‘razzismo’ e altre sciocchezze. A livelli così superficiali, non può esserci dibattito fruttuoso sull’integrazione. L’integrazione è molto più che cibo, alloggio e corsi di lingua; richiede un duro lavoro da entrambe le parti ed è un’opportunità per l’Europa. Oggi, la quota di musulmani nella popolazione mondiale è di circa due miliardi, di cui 400 milioni arabi. Chiunque conosca il mondo islamico sa che sono gli arabi a dominarlo culturalmente e politicamente e che determinano quale direzione prendere. I musulmani vivono come maggioranza in 57 stati e come minoranze in tutto il mondo. Sia l’Iran sciita che l’Arabia Saudita sunnita – ma anche la Turchia – stanno cercando di sequestrare la minoranza musulmana di 35 milioni di persone che vivono negli stati europei. Questi regimi non vogliono l’integrazione ma cavalli di Troia islamici in Europa. I musulmani riformatori propugnano il contrario, cioè l’integrazione. Senza l’integrazione dei musulmani che vivono nell’Europa occidentale, l’Islam non può appartenere all’Europa (…) Una minoranza di sinistra domina i media e l’opinione pubblica. Molte persone criticano queste condizioni nelle conversazioni private, ma pubblicamente tacciono per paura. C’è un’atmosfera di autocensura che ha portato l’editore capo della NZZ Gujer a scrivere sulla ‘Repubblica tedesca della censura‘. Le pie illusioni ti rendono cieco alla realtà (…) Mi vergogno come siriano, quando nelle scuole tedesche l’odio per gli ebrei è tollerato come critica a Israele. So che molti amministratori scolastici tengono fuori dalla classe tutte le questioni relative al conflitto in Medio Oriente per non irritare la gioventù araba. Nel dicembre del 2017, diverse migliaia di musulmani hanno manifestato a Berlino con lo slogan ‘Hamas, gli ebrei al gas‘. Non pensavo di aver sentito bene! Ma agli arabi, questo è permesso e passa come protesta contro Israele. Ogni volta che in Germania avviene una profanazione o un attacco contro un’istituzione ebraica, i perpetratori (secondo Spiegel del 30 luglio 2016) se la cavano ‘con pene irrisorie’. Due terzi degli attacchi alle sinagoghe non vengono considerati come antisemiti dai tribunali tedeschi, perché il movente è ‘la protesta contro Israele’. La logica di tale pensiero è la seguente: gli ebrei tedeschi fanno parte di un collettivo che appartiene a Israele; sono puniti come tali da un altro collettivo, la diaspora arabo-islamica, per la politica del governo israeliano. E per questo i giudici tedeschi non solo hanno comprensione, ma applicano pene molto clementi. Una delle più grandi conquiste dell’Illuminismo europeo è l’immagine dell’uomo come individuo. L’Islam lo ignora completamente e impone che tutti i musulmani si sottomettano al collettivo mondiale della umma (…) Non vedo alcun modo in cui una democrazia con le sue norme possa tollerare il rifiuto islamista del pluralismo delle religioni e dell’uguaglianza di genere. Qui troviamo i limiti del politicamente corretto e del relativismo culturale. Le alternative saranno l’europeizzazione dell’Islam o l’islamizzazione dell’Europa”.

(traduzione di Paolo Verni)

1 COMMENT

  1. mi colpisce questo : la diaspora arabo-islamica ? ma di cosa sta parlando ? chi li avrebbe dispersi ? nessuno. quelli che sono in occidente si sono mossi da soli per cercare miglior fortuna (o miglior pascolo, forse, o ci sono stati messi a fini inconfessabili). nei paesi arabi governano gli arabi, e quelli che se ne vanno non lo fanno perchè sono arabi.

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