Manifestazione filopalestinese a Melbourne
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scrive il Wall Street Journal (13/12/2018)

“’L’antisionismo non è la stessa cosa dell’antisemitismo’, si continua a sentire. Un nuovo studio suggerisce che per gli ebrei europei, la distinzione non ha senso”, scrive Daniel Schwammenthal, direttore del Transatlantic Institute AJC di Bruxelles. L’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali ha appena intervistato 16.500 ebrei in 12 paesi che rappresentano il 90 per cento della popolazione ebraica della UE. Il 51 per cento di loro ha detto di sentire “frequentemente” o “sempre” che “gli israeliani si comportano ‘come i nazisti’ nei confronti dei palestinesi”. “La controargomentazione di sinistra è che l’antisionismo è una legittima posizione politica che non ha nulla a che fare con l’antisemitismo”, continua Schwammenthal. “Ma gli antisionisti discriminano solo gli ebrei tra i popoli al mondo e chiedono il boicottaggio economico, culturale e accademico dello stato ebraico. Che senso avrebbe dire: ‘Non credo che l’Irlanda abbia il diritto di esistere, ma non sono contro l’Irlanda’? L’antisemitismo è stato paragonato a un virus che si adatta ai cambiamenti della società. Il politico tedesco del XIX secolo Heinrich von Treitschke ha detto che ‘gli ebrei sono la nostra disgrazia’, una frase che i nazisti hanno poi ripreso. E trova il suo equivalente oggi in ‘il mondo sarebbe un posto migliore senza Israele’. Gli estremisti di sinistra, tra cui Jeremy Corbyn, leader del Partito Laburista britannico, fanno propri i tradizionali luoghi comuni antisemiti, sostituiscono ‘ebrei’ con ‘sionisti’ e negano l’antisemitismo. L’Unione Europea vede attraverso questo evidente inganno”.

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