Tra i maggiori esperti mondiali di medioriente, Daniel Pipes, storico, analista, giornalista e presidente del think tank Middle Est Forum, da anni segue con attenzione ciò che accade nello scenario politico europeo. Niram Ferretti  lo ha intervistato in esclusiva per ControVerso.

Professor Pipes, recentemente lei ha scritto molto sui partiti nativisti, nazionalisti e populisti europei, che lei preferisce chiamare “civilizzazionisti”. Perché predilige questo termine?

Perché nessuna delle altre parole impiegate li descrive con precisione. L’obiettivo di questi partiti è quello di preservare la civiltà occidentale. In questo senso, “civilizzazionista” è il termine più appropriato.

Alcuni di questi partiti – il Front National in Francia, il Partito della Libertà in Austria, Fidesz in Ungheria e Afd, l’Alternativa per la Germania, in Germania – hanno al proprio interno una componente antisemita. Non è in contraddizione con l’obiettivo di voler preservare la civiltà occidentale?

Questa componente è innegabilmente presente, ma la maggior parte dei partiti civilizzazionisti sta facendo uno sforzo per cancellarla. Ad esempio, l’Alternativa per la Germania ha appena espulso Doris von Sayn-Wittgenstein a causa delle sue connessioni con Verein Gedächtnisstätte, un’organizzazione negatrice dell’Olocausto. È una battaglia costante ma, nel tempo, i partiti sembrano diventare meno antisemiti. Non ci si può aspettare troppo. Tuttavia, quale partito politico in Europa non è antisemita in qualche misura?

Esistono legami tra la Russia di Putin e partiti civilizzazionisti come il Front National in Francia, Fidesz in Ungheria e la Lega in Italia: quanto ci dovrebbe preoccupare la cosa?

Molto. Putin sta traendo vantaggio dall’isolamento e dalle necessità finanziarie dei partiti civilizzazionisti per guadagnare influenza su di loro. La soluzione non consiste nella loro ulteriore emarginazione, ma nella loro legittimazione politica, in modo che non sentano la necessità di rivolgersi a un dittatore esterno.

Che opinione ha di George Soros, filantropo spesso obiettivo polemico di questi partiti, e che l’anno scorso ha donato 18 miliardi di dollari alla sua Open Society Foundations con l’obiettivo di costruire una “società aperta” senza frontiere?

Dato che Soros finanzia attacchi personali nei miei confronti, ne ho, naturalmente, un’opinione poco lusinghiera. Il sito anonimo dcleaks.com nell’agosto 2016 ha pubblicato un file confidenziale dell’Open Society Foundations (OSF) che includeva un memo interno del 2011, “Polarizzazione estrema e rottura nel discorso civile”, il quale faceva riferimento a una sovvenzione di 200.000 dollari al Center for American Progress (CAP) al fine di “investigare e monitorare le attività” del Middle East Forum e di altre ONG che combattono l’islamismo. Di seguito, nel 2011, il Center for American Progress pubblicò un dossier di 138 pagine, “Paura, Inc .: Le Radici della Rete Islamofobica in America”, nel quale vengo definito un “esperto di disinformazione” la cui “retorica allarmista” incoraggia stereotipi anti-musulmani, accusa che un dossier seguente ha poi ripreso nel 2015. Al di là di queste questioni personali, vedo l’obiettivo di Soros, quello di una società senza confini, a cui giungere attraverso quella che è umoristicamente conosciuta come la sua Open Society Foundations, come un perfetto strumento per la distruzione della civiltà occidentale.

Gradirei un suo commento su questa affermazione di Peter Sutherland, l’ex Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per le migrazioni internazionali: “La sovranità è un’illusione assoluta che deve essere messa alle nostre spalle. I giorni in cui ci nascondevamo dietro i confini e le recinzioni sono finiti da tempo. Dobbiamo lavorare insieme e collaborare per creare un mondo migliore. E questo significa intervenire su alcune delle vecchie parole d’ordine, su alcuni dei vecchi ricordi storici e delle immagini dei nostri paesi per riconoscere che siamo parte dell’umanità”.

Peter Sutherland avrebbe dovuto lavorare per George Soros. Si sarebbe trattato di un’unione perfetta.

La schiettezza paga pedaggio. Ad esempio, Thilo Sarrazin, ex senatore socialdemocratico tedesco e membro del board della Bundesbank, nel 2015 pubblicò Deutschland schafft sich ab (“La Germania abolisce se stessa”) in cui sosteneva che i bassi tassi di natalità tedeschi e gli alti livelli di immigrazione musulmana avrebbero trasformato radicalmente la società tedesca; a causa di ciò dovette dimettersi dal comitato esecutivo della Bundesbank. Il famoso storico francese Georges Bensoussan ha affermato recentemente che l’antisemitismo è una caratteristica culturale permanente della società islamica e, come conseguenza, è stato trascinato in tribunale con l’accusa di razzismo. Il politicamente corretto rischia forse di favorire l’agenda islamista?

Decisamente. Il giro di vite islamista dato in Occidente alla possibilità di una discussione franca sull’Islam, e le questioni correlate, hanno avuto inizio con il noto editto di Khomeini su Salman Rushdie nel 1989. A quel tempo, la sinistra si trovava abbastanza solidamente dalla parte di Rushdie. Norman Mailer affermava: “È nostro dovere formare dei ranghi dietro di lui e dichiarare al mondo che se dovese mai essere assassinato, sarà nostro obbligo metterci al suo posto. Se dovesse essere ucciso per una follia, anche noi dobbiamo essere uccisi per la stessa follia”. A trent’anni di distanza, la sinistra non offrirebbe questa solidarietà. Il suo rifiuto di una discussione franca sull’Islam si integra perfettamente con il rifiuto degli islamisti.

Qual è la sua ricetta per combattere il politicamente corretto?

Incoraggiare più conservatori a diventare intellettuali.

La sinistra accusa regolarmente i leader dei partiti civilizzazionisti di fascismo. Ad esempio, Matteo Salvini, il leader della Lega italiana e Ministro degli Interni che ha come sua priorità frenare l’immigrazione incontrollata, è raffigurato come un erede di Benito Mussolini. Come giudica questa accusa?

E’ ridicola. Con il suo accento sul potere dello Stato come una fede vivente, il fascismo distrugge la civiltà occidentale, mentre Salvini e altri civilizzazionisti vogliono salvarla. Intelligenti, questi progressisti: accusano qualcuno di volere il contrario di ciò che egli vuole realmente. Anch’io l’ho sperimentato sulla mia pelle; un esempio recente è stato quello di venire considerato di estrema destra. E sa chi lo ha fatto, tra tutti quelli che potevano accusarmi? I discendenti dei nazisti, i media tedeschi e quelli austriaci.

I partiti che lei chiama “civilizzazionisti” mettono in guardia dal rischio di una islamizzazione dell’Europa. Esiste tale rischio?

Si, ed è molto serio. Direi inevitabile se i civilizzazionisti non riusciranno a controllare i confini e a integrare i musulmani. L’unica speranza è che gli europei si sveglino e votino affinché vengano prese le misure necessarie a contrastare un simile esito.