scrive Mohamed El-Erian su Bloomberg

Le schermaglie tecnologiche attorno al caso Huawei, il colosso cinese sospettato dagli americani di eccessiva vicinanza con gli apparati di sicurezza di Pechino, potrebbero avere conseguenze geopolitiche profonde, sostiene Mohamed El-Erian, oggi capoeconomista di Allianz. Ecco uno stralcio della sua analisi pubblicata da Bloomberg.

Sia la Cina sia gli Stati Uniti hanno decisamente staccato il resto del mondo nel campo dell’innovazione tecnologica, in particolare nell’intelligenza artificiale, nel machine learning e nei big data. Ma piuttosto che avviarsi su un sentiero convergente, i due modelli sembrano divergere sempre di più, in particolare quando si tratta della relazione tra gli Stati e le società big-tech. Non c’è da meravigliarsi se una persona informata in materia come Eric Schmidt, ex presidente della società Alfabet Inc. che controlla Google, qualche mese fa abbia messo in guardia dalla possibilità che ci incamminiamo verso un modo tecnologico nettamente biforcato, con due poli opposti fra loro”.

“Durante il riavvicinamento tra Gorbaciov e Reagan, negli anni 80, a un leader africano fu chiesto quale fosse per il suo Paese la differenza tra le tensioni della Guerra Fredda e la successiva distensione. Egli rispose che per il suo Paese, così come per le altre nazioni africane, il discorso era analogo a quello dell’erba che si trova sotto i piedi di due grandi elefanti. Non importava se gli elefanti stessero danzando o lottando tra loro; i Paesi-erba rischiavano comunque di essere travolti”.

I Paesi dell’area asiatico-pacifica hanno attraversato un’epoca d’oro nella quale sono stati in grado di essere amici sia della Cina sia degli Stati Uniti (…). Adesso il timore è che presto possano essere costretti a scegliere l’amicizia con l’uno o con l’altro Paese, e molto probabilmente non saranno né felici né a loro agio quale che sarà la loro scelta”.