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scrive Robert J. Samuelson sul Washington Post

Noi dei media abbiamo un problema. In realtà, si tratta di un problema per tutti gli Americani. Ci siamo assuefatti all’idea che, eccezion fatta per l’1% o il 10% più ricco tra di noi, i redditi degli Americani siano rimasti stagnanti per decenni. Il problema è che, nel migliore dei casi, questa è un’esagerazione. Nel peggiore dei casi, una bugia”. Inizia così l’intervento di Robert J. Samuelson, columnist finanziario del Washington Post dal 1977. “Alcune settimane fa ho scritto di un nuovo studio del Congressional Budget Office (CBO). Mi ha convinto del fatto che, nonostante i livelli di reddito più comuni stiano crescendo lentamente, essi stiano comunque crescendo, e che nel lungo periodo tali aumenti siano significativi. Per citare una statistica da quel mio editoriale: i redditi medi – corretti per l’inflazione – per il quintile intermedio (per reddito) degli Americani è cresciuto da 56.400 dollari nel 2000 a 64.700 dollari nel 2015. Si tratta di un aumento del 15%”.

La vulgata semplicistica però racconta tutta un’altra storia. Complice anche un economista francese di successo, Thomas Piketty, che negli ultimi anni ha stregato anche l’America. “E’ stata l’analisi di Saez e Piketty a suggerire una stagnazione economica in corso per le masse, visto che – con gli effetti di tasse e trasferimenti fiscali nemmeno considerati – è sembrato che gli aumenti di reddito delle nostre economie si indirizzassero in maniera sproporzionata verso i ricchi. Un nuovo studio di Pikety, Saez e l’economista Gabriel Zucman dettaglia questo risultato. Una volta che vengono calcolati l’effetto delle tasse e dei molti trasferimenti, allora emerge che il 10% più ricco della popolazione non si è accaparrato tutti gli incrementi di ricchezza. Il reddito mediano è balzato all’insù del 33% tra il 1979 e il 2014. ‘Pensiamo che il nuovo studio fornisca dati migliori e più significativi’, ha detto Saez in una e-mail’”.

Dobbiamo dunque smetterla di discutere di disuguaglianza? Nient’affatto, scrive Samuelson. Ma il dibattito, “per essere utile, deve riflettere realtà solide e non invece spezzoni d’informazione politicamente convenienti. Questa è una sfida, considerato che molti Americani abbracciano il mito della stagnazione. E sono molte le ragioni di ciò: a) gli aumenti salariali in un singolo anno sono così contenuti da non essere avvertiti, e dunque la tesi della stagnazione sembra confermata; b) le persone non tengono conto dell’assicurazione sanitaria fornita dal datore di lavoro o dallo Stato – che è una parte consistente del loro compenso – perché raramente vedono i soldi di ciò; c) gli esponenti politici più faziosi di entrambi i fronti hanno un interesse costituito a enfatizzare la stagnazione, trattandosi di un buon tema per fare campagna elettorale; d) gli incrementi di reddito per la maggior parte degli Americani sono più lenti che in passato”.

 

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