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scrive Le Figaro (27/12/2018)

“Molto è stato detto negli ultimi anni sul conservatorismo, la cui rinascita intellettuale è innegabile”, spiega Mathieu Bock-Coté, intellettuale canadese. “Anche se tutti gli intellettuali cui sono associati non rivendicano necessariamente questa definizione, tuttavia aderiscono alla prospettiva di una modernità scettica, criticando l’immigrazione di massa, il femminismo pudico o un manichismo storico che riduce l’avventura delle nazioni a uno stupido e sterile confronto tra il bene e il male. In realtà, il movimento conservatore rimane mediamente e intellettualmente molto piccolo, e ciascuna delle sue audacie viene normalmente pagata al prezzo di uno scandalo. Cosa vogliono mantenere i conservatori? Non sono gli eredi malinconici di un mondo già perduto? In ‘Rue Corneille’, un bellissimo libro del 2009, Denis Tillinac ha presentato con tenerezza Regis Debray come il ‘guardiano delle rovine della civiltà occidentale’, titolo che avrebbe potuto rivendicare e che non è disonorevole. La sensazione della fine di un mondo infesta il nostro tempo e spesso ispira una postura rassegnata o apocalittica. Queste sono le due insidie ​​psicologiche per i conservatori che hanno interiorizzato troppo intimamente il mito del progresso e stanno spingendo gli uomini verso la rassegnazione mentale (…) Chiunque si rifiuta di stare al passo con la modernità, un giorno sarà decretato conservatore, quindi reazionario. Per evitare la pessima reputazione, molti preferiscono la sottomissione. Perché la modernità non vuole solo che noi la accettiamo, ma che la incensiamo. Una nuova tentazione totalitaria attraversa l’Occidente: quella di un mondo assolutamente trasparente privo di contraddizioni, puramente malleabile e soggetto a tutte le forme di ingegneria sociale, culturale o biotecnologica. Sostiene la totale emancipazione della razza umana. È nel suo nome che è annunciato che le persone sono costruzioni artificiali che si dissolvono in una diversità redentrice o che vogliamo combinare la pedagogia con lo spirito di una lavagna pulita, per immunizzare il bambino contro l’ereditarietà nel nome della sua presunta purezza vergine. La filiazione sarebbe una finzione arcaica che deve essere liquidata per ridefinire la famiglia in una prospettiva esclusivamente contrattualistica. Potremmo moltiplicare gli esempi (…) Attraverso il conservatorismo, l’uomo moderno riscopre la permanenza antropologica che struttura intimamente la natura umana e in cui può sempre attingere per rivitalizzare le sue libertà. La città è deperibile, ma è la grandezza dell’uomo voler far durare il mondo. Quello che viene chiamato ‘conservatorismo’ non è forse nient’altro che la traduzione intellettuale dell’istinto di sopravvivenza di una civiltà che non vede motivo per essere entusiasta all’idea della propria scomparsa”.

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