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scrive il Times of Israel (1/1/2019)

Mentre il 2018 volgeva al termine, mi sono letta attentamente l’Israeli Democracy Index 2018 pubblicato dall’autorevole Israel Democracy Institute. Alla fine di questo anno così burrascoso, l’Indice riserva alcune interessanti sorprese sulla società israeliana e alcune notizie notevoli su noi israeliani”. Lo scrive Sivan Rahav Meir. “La percentuale di israeliani che definiscono la situazione generale del Paese come ‘buona’ o ‘molto buona’ continua a crescere di anno in anno ed è ora la più alta che sia mai stata registrata dalla nascita di questo progetto, 15 anni fa. Tra i cittadini israeliani, la maggioranza degli ebrei (55%) ritiene che la situazione di Israele sia positiva. Tra gli israeliani arabi, la maggior parte (31%) ritiene che sia ‘così così’, ma si registra un netto aumento di coloro che reputano la situazione ‘buona’ o ‘molto buona’. Una percentuale ancora maggiore di israeliani definisce la propria situazione personale come ‘buona’ o ‘molto buona’: l’83% tra i cittadini ebrei e il 64% tra i cittadini arabi. Anche in questo caso, il dato è il più alto di sempre. Il team di ricercatori ha verificato se le generazioni più giovani esprimessero sentimenti meno positivi, ma non ha trovato elementi che suffragassero questa ipotesi (…) Non sorprende che l’istituzione pubblica che riscuote maggiore fiducia siano le Forze di Difesa israeliane (in vetta alla lista per l’89% degli ebrei israeliani). Il dato semmai sorprendente è che fra i cittadini che si definiscono di sinistra la fiducia nelle Forze di Difesa israeliane è superata dalla fiducia nel Presidente dello stato (94%): un dato che dice molto sia sulla sinistra, sia sul presidente Reuven Rivlin (che pure è uno storico esponente del Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu). Ancora più sorprendente il fatto che la maggioranza degli arabi israeliani ritiene che dovrebbero essere ridotti i finanziamenti statali ad artisti e istituzioni culturali che denigrano lo stato di Israele: stando ai risultati dell’indagine, sono più gli israeliani arabi favorevoli a questa politica che non gli israeliani ebrei. Ogni anno l’Indice indaga quale sia la più grande fonte di tensione nella società israeliana. Negli anni precedenti, gli ebrei classificavano al primo posto le tensioni tra arabi ed ebrei. Quest’anno per la prima volta le tensioni arabo-ebraiche sono scivolate al secondo posto, sostituite dalle tensioni politiche fra destra e sinistra. Le tensioni fra religiosi e laici risultano solo al terzo posto. E cosa pensa il pubblico in generale dello storico divario etnico fra, come si suol dire, sefarditi e askenaziti? Non molto: il 60% degli intervistati ritiene che la situazione degli ebrei orientali (afro-asiatici) e quella degli ebrei occidentali (euro-americani) siano ormai molto simili. Allora, come si spiega l’enorme dissonanza tra la situazione in Israele discreta, o addirittura buona, che emerge dall’Indice e la diffusa sensazione che tutto stia andando a pezzi? Forse la risposta si nasconde in quest’altro dato: la maggioranza dei cittadini ebrei (58%) concorda con l’affermazione che i mass-media ritraggono la situazione del Paese come peggiore di quanto non sia in realtà. E contrariamente alle aspettative dei ricercatori, il livello di istruzione degli intervistati non ha alcuna influenza su questa percezione dei mass-media e della loro affidabilità. Infine, ecco quella che mi pare la scoperta più sorprendente dell’Indice 2018. Al termine di un anno così tumultuoso, che fra l’altro ha visto i più vocianti rappresentanti politici della minoranza araba schierarsi ripetutamente su posizioni estremiste, dall’indagine dall’Israel Democracy Institute risulta quanto segue: non solo l’88% dei cittadini ebrei è fiero di essere israeliano, ma lo è anche più del 50% dei cittadini arabi d’Israele”.

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