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scrive The Guardian (6/1/2019)

“Ospedali poco igienici e a corto di risorse, che mancano di sapone per pulire i reparti e pazienti malnutriti suscettibili alle infezioni e carenza cronica di antibiotici”. Così il Guardian descrive il sistema sanitario venezuelano, un tempo magnificato dai pundit di sinistra. “Un recente video di propaganda si è vantato: ‘Se c’è un’area in cui vivi i risultati della rivoluzione bolivariana, è proprio nel campo dell’assistenza sanitaria, da cui uomini e donne venezuelani sono stati esclusi per così tanti decenni’. Il presidente Nicolás Maduro ha affermato all’inizio di quest’anno: ‘La salute delle persone è la nostra priorità’. Una visita all’ospedale dove Victoria Martínez ha trascorso i suoi ultimi giorni suggerisce il contrario. L’unità è piena di bambini bendati e bruciati dalle lampade a cherosene – fonti sempre più comuni di carburante e luce. Nel reparto pediatrico al piano di sopra, le mamme allattano bambini emaciati e che non possono essere idratati perché l’ospedale non può nemmeno fornire un catetere. Un medico ha chiesto: ‘Che colpa hanno questi bambini per essere nati nell’era sbagliata?’. A novembre Human Rights Watch ha avvertito della ‘devastante crisi sanitaria’ del Venezuela, indicando tassi crescenti di mortalità materna e infantile e un picco nei casi di morbillo, difterite, tubercolosi e malaria. Un altro recente rapporto ha rilevato che il 53% delle sale operatorie venezuelane è stato chiuso, il 71% delle sale di emergenza non fornisce servizi regolari e il 79% degli ospedali manca di un approvvigionamento idrico affidabile. Almeno 22.000 medici venezuelani – il 55% del totale – avrebbero abbandonato il paese tra il 2012 e il 2017. Lesbia Cortez, operatore sanitario dell’associazione cattolica Cáritas, ha dichiarato: ‘Non puoi trovare un endocrinologo perché se ne sono andati; un dermatologo perché se ne sono andati; un oncologo perché se ne sono andati. Le persone che lavorano nelle unità di dialisi non ci sono perché hanno lasciato anche il Paese’”.

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