scrive Le Figaro (11/1/2019)

“Terra Nova è nota dal 2008 come il thing-tank francese all’avanguardia del progressismo. È accreditata per aver aver teorizzato la strategia che ha spinto la sinistra francese a riunire le diverse minoranze identitarie e i rappresentanti della globalizzazione in una nuova maggioranza politica e ideologica. Le classi popolari  diventate culturalmente conservatrici sono state abbandonate. Era necessario liquidare la Francia nostalgica della sua identità passata e crearne una nuova, meglio adattata alle affiliazioni ibride, alla fluidità dell’identità e alla globalizzazione. Apparentemente questa è la legge dell’ipermodernità: nulla dovrebbe essere più simile a prima”. Così scrive il filosofo canadese Mathieu Bock-Côté. “Terra Nova ha appena proposto un massiccio aumento della tassazione sull’eredità. Non intendo tornare sugli aspetti tecnici della proposta di Terra Nova, ma al background filosofico che spinge i ‘progressisti’ a favorire la tassazione dell’eredità in nome della lotta contro le disuguaglianze. Qui troviamo un’utopia costantemente ricostruita, quella di una società in grado di reimpostare l’orologio a zero a ogni generazione, in altre parole che riesce a fare piazza pulita estendendo costantemente l’applicazione del principio egualitario. Comprendiamo che la grande ossessione di Terra Nova sia di liquidare il vecchio mondo, come se le nostre società dovessero rinascere abolendo il principio di continuità. Inutile dire che è anche in questo spirito che abbiamo assistito, da oltre mezzo secolo, alla progressiva decostruzione della scuola e dell’istruzione. Secondo il vocabolario consacrato, era necessario abolire la figura dell’erede, come se la modernità dovesse corrispondere a una perpetua notte di privilegi. Conosciamo il risultato: piuttosto che aumentare il livello culturale delle aree svantaggiate, è proprio l’idea della cultura generale che è esplosa. Il progressismo si lascia andare ad un’aggressione antropologica. Riduce il desiderio di trasmettere a una forma di egoismo patologico, legato alla persistenza di valori familiari regressivi che renderebbero l’uomo straniero al bene comune. Un uomo non dovrebbe più preoccuparsi del suo lignaggio o provare a trasmettere più di quanto abbia ricevuto. Non dovrebbe più lavorare per dare un mondo migliore ai suoi discendenti perché contribuirebbe all’ingiustizia sociale. La modernità qui rivela la sua tentazione nichilista”.