Scrive il Wall Street Journal

“Uno degli argomenti più validi a favore della Brexit era che abbandonare l’Unione europea avrebbe rafforzato il secolare Parlamento inglese. I Brexiteer hanno avuto dunque ciò che desideravano martedì sera, mentre il voto contro il piano di Theresa May ha trascinato la Brexit di nuovo nell’aula parlamentare, e nelle toste – per quanto essenziali – procedure dell’autogoverno democratico”. Parola del WALL STREET JOURNAL, quotidiano americano liberal-conservatore, che non nega il momento critico attraversato dalla politica inglese ma allo stesso tempo non si accoda alla cantilena declinista anti-Londra.

L’intesa trovata dalla conservatrice May con l’Ue è stata bocciata col contributo decisivo dei Brexiters all’interno del Partito conservatore, insoddisfatti per l’insufficiente autonomia riconquistata. “A questo punto le alternative includono la cosiddetta ‘hard Brexit’, scenario in cui il Regno Unito si lancerebbe fuori dall’Ue a marzo senza accordi in essere per facilitare il commercio o i diritti degli Inglesi che vivono altrove in Europa; oppure una qualche forma di ‘no Brexit’, vuoi temporaneamente con un’estensione dell’attuale fase negoziale, vuoi in maniera permanente con un voto parlamentare o un secondo referendum. Il sostegno in Parlamento per opzioni simili non è affatto maggiore di quello ricevuto dalla bozza di accordo della May”.

Premier che, secondo il WALL STREET JOURNAL, “oggi può servire al meglio il Regno Unito ammettendo che la sua strategia per la Brexit – che è consistita nel tentare di accontentare tutte le fazioni del Partito conservatore – è fallita. Sostituirla con un Brexiteer duro e puro come l’ex Ministro degli Esteri Boris Johnson non risolvere le sottostanti tensioni economiche e politiche che la Brexit ha messo in luce. Ma incoraggerebbe una maggiore accountability politica, impedendo ai Brexiteer di lagnarsi dicendo che questo esperimeno funzionerebbe soltanto se loro fossero al potere. Un nuovo premier probabilmente non otterrebbe un accordo migliore da Bruxelles, e in questo caso i Brexiteers dovrebbero sostenere le ragioni della ‘hard Brexit’ oppure arretrare sui termini ottenuti dalla May. In alternativa, il Parlamento potrebbe scegliere un leader del campo ‘Remain’ che possa ritardare, smussare o addirittura cancellare la Brexit”. A quel punto i Brexiteer non avrebbero tutti i torti a parlare di sovversione del referendum democratico nel 2016, ma è pur vero che “anche i parlamentari sono stati eletti e rappresentano milioni di elettori che non vogliono il livello di distruzione associato alla ‘hard Brexit’”.

“Insomma il punto più generale è che qualsiasi soluzione alla Brexit adesso dovrà passare per il Parlamento. L’errore della May è stato quello di approcciarsi alla Brexit come se fosse una questione che spettava all’esecutivo decidere e che poi doveva essere vistata solo formalmente dai parlamentari – che poi, ironia della sorte, è esattamente il modo in cui l’Ue pratica la democrazia. Gli Inglesi che hanno votato per ‘riprendere il controllo nelle proprie mani’ non desideravano certo un simile approccio, e adesso i loro rappresentanti hanno l’opportunità di trovare una qualche via alla Brexit (o al suo opposto) che il Paese possa accettare. Come avrebbe detto più di un famoso leader inglese, get on with it”.