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scrive il Catholic Herald (17/1/2019)

Scelse di morire assieme ad altri 20 cristiani copti uccisi dall’Isis nel gennaio 2015 in Libia. La storia di “Matthew”, come sarebbe stato chiamato dalla Chiesa copta, è raccontata dal giornalista tedesco Martin Mosebach nel suo nuovo libro, “The 21: A Journey into the Land of Coptic Martyrs”. Originario probabilmente del Ghana, Matthew aveva viaggiato in Libia alla ricerca di lavoro. Quando i terroristi dell’Isis lo rapirono, pensarono che non fosse cristiano e così lo lasciarono andare. Lui rifiutò di essere separato dagli altri. Dal filmato dell’Isis, alla richiesta dei terroristi di ripudiare il cristianesimo per avere salva la vita, Matthew avrebbe risposto: “Io sono cristiano”. Mosebach si è recato a Minya, da dove proveniva la maggior parte dei cristiani uccisi. “L’uomo inginocchiato in modo così calmo aspettando la lama del coltello che sarebbe stata portata alla sua gola è non solo il figlio di un’altra terra e di un’altra civiltà, ma anche di un altro tempo da lungo scomparso nel buio della storia: un tempo in cui le persone sapevano esattamente chi erano”.

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