scrive il City Journal (23 gennaio 2019)

“Per secoli, la gente ha fissato la Gioconda, meditando, interrogativa, cercando di dare un senso all’espressione sul suo viso. Negli ultimi giorni, milioni di persone in tutto il mondo hanno analizzato in modo analogo l’immagine di Nick Sandmann, un giovane  della Covington Catholic High School nel Kentucky diventato ormai famoso per aver incontrato Nathan Phillips di fronte al Lincoln Memorial”. Così Bruce Bawer interviene sul caso degli studenti americani. “La storia che ha girato all’inizio fu che Sandmann e i suoi compagni, che avevano partecipato alla March for Life e stavano aspettando l’autobus per tornare a casa, avevano circondato, minacciato e insultato Phillips, un attivista nativo americano. Gli studenti della Covington, tutti maschi, molti dei quali indossavano cappelli ‘Make America Great Again’, sono stati immediatamente demonizzati. Ma in seguito le prove video hanno dimostrato che i ragazzi erano innocenti, in realtà piuttosto straordinariamente e in modo impressionante innocenti. Nel corso di più di un’ora, sono stati affrontati, in primo luogo, da un fanatico gruppo di bigotti religiosi, gli israeliti neri (che affermano di essere i veri ebrei), che li hanno bersagliati con abusi razzisti e omofobi, ai quali i ragazzi, piuttosto ammirevolmente, si sono rifiutati di rispondere; e, in secondo luogo, da Phillips, che si è messo davanti a loto, cantando, suonando un tamburo e dicendo loro di tornare in Europa perché non avevano posto in America, che apparteneva ai nativi americani . Mentre Phillips sfilava tra la folla, tutti si separarono tranne Sandmann, che incontrò silenziosamente lo sguardo di Phillips (…) Negli ultimi anni, la società occidentale si è spostata in territorio orwelliano. Quando il primo breve filmato di Sandmann ha fatto il giro della rete, le Persone del Pensiero Giusto si sono unite nel fare di lui l’oggetto dei loro Due Minuti Odio. È tutto strano per me, perché quando guardo la stessa foto di Sandmann, non vedo un sorrisetto. Vedo un ragazzo tutto americano, cresciuto in una casa dignitosa, in una comunità dignitosa, educato in scuole dignitose, che è stato messo alle strette da qualcuno che, per quanto se ne sa, può essere un vero e proprio personaggio pericoloso, o solo un segugio pubblicitario. ‘Credevo che rimanendo immobile e calmo’, ha scritto Sandmann dopo il suo ritorno a casa, ‘stavo aiutando a disinnescare la situazione’. In effetti, questo è ciò che puoi vedere sul suo viso. Questo è quello che si chiamava essere un uomo. Vorrei essere stato un tale uomo alla sua età. E mi auguro che la maggior parte delle nostre élite culturali, politiche e dei media, abbia avuto l’impressione di ciò di cui sto parlando qui”.