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scrive Le Figaro (29/1/2019)

“A sud e a est del nostro comune Mediterraneo, ci sono cristiani radicati lì da duemila anni”, scrive Pascal Gollnisch. “Videro l’arrivo dei musulmani tredici secoli fa e formarono con loro relazioni a volte difficili e talvolta feconde, spesso fungendo da ‘contrabbandieri di cultura’. Questi cristiani non sono figli dei crociati o dei colonizzatori; sono i cristiani della Pentecoste, a volte del giudaismo; sono copti e aramaici diventati siriaci, anche greci. Sono persone di cultura e di pace, impegnate nel servizio dei loro concittadini. Hanno scuole in cui sono presenti cristiani e musulmani, ragazzi e ragazze, ricchi e poveri, e talvolta molto poveri; e lo stesso vale per i loro ospedali. Che male hanno fatto? Alcuni vogliono la loro scomparsa e sterminio. Che male hanno fatto ai difensori delle minoranze? Che male hanno fatto tanto che molte cancellerie si allontanano perfidamente dai loro drammi? Dobbiamo misurare la questione in gioco. Assisteremo pacificamente allo sviluppo dei musulmani in Francia e allo stesso tempo alla scomparsa dei cristiani in Oriente? Non ci può essere un dialogo islamo-cristiano a nord e la discriminazione a sud. Non può esserci dialogo tra i cristiani del nord e le autorità musulmane del sud sulle teste dei cristiani che vivono a sud del Mediterraneo. Questa non è la semplice difesa di una minoranza discriminata, come purtroppo ce ne sono tante altre. Significa mantenere la nostra civiltà e assicurare le condizioni della sua sopravvivenza. Il controverso libro ‘Lo scontro di civiltà’ di Samuel Huntington evoca i conflitti del futuro come guerre di civiltà. Dopotutto, la difesa della civiltà potrebbe essere una questione più legittima di un pezzo di territorio o di una quota di mercato! Tuttavia, è necessario leggere l’ultima pagina del libro: è forse grazie alle civiltà che eviteremo la guerra.  I cristiani orientali avranno un ruolo vitale da svolgere nella civiltà di domani, la nostra civiltà. Non chiudiamoli nei musei”.

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