Scrive Le Figaro (18/2/2019)

“Qualche anno fa un’amica giornalista mi ha confidato, sorridendo, che si sente più prossima a un londinese o a un berlinese che a un abitante di Limoges. Sono rimasto disgustato di questa tranquilla confessione. Non immaginavo che i progressisti delle metropoli ‘smart’ assumessero la loro condizione apolide con una tale serenità e tenessero in così scarsa considerazione i ‘burini’ della cintura urbana, delle città medie e della campagna. Gli emarginati della nuova economia e degli aiuti sociali hanno fatto sentire la loro voce, hanno temporaneamente trasformato le rotonde, questi centri nevralgici dell’epoca dei flussi, in piazze del villaggio, e mi sento oggi come ieri solidale a questa protesta. Ma le cose si sono guastate molto in fretta”. Così parla Alain Fienkielkraut, filosofo e accademico di Francia, dopo che sabato ha subìto un’aggressione verbale antisemita a una manifestazione dei gilet gialli. “Non è colpa dei ‘gilet gialli’ se la Francia conosce oggi quella che Édouard Philippe ha definito una ‘alya interna’ (l’alya è l’emigrazione degli ebrei verso Israele, ndr). Gli ebrei francesi lasciano in numero sempre maggiore i comuni di banlieue dove la loro vita diventa infernale per trasferirsi in certi quartieri di Parigi o per… Limoges, appunto. Un antisemitismo venuto dal Maghreb, dalla Turchia, dal Medio Oriente, dall’Africa e dalle Antille si impianta in Francia, e ne avremo per tanto tempo. (…) Non sono stati i ‘gilet gialli’ che hanno segato i due alberi piantati in memoria di Ilan Halimi (un giovane di origine ebraico-marocchina rapito, torturato e ucciso nel 2006, ndr) nel luogo dove era stato ritrovato agonizzante. Tanto meno fanno riferimento alla sfera del fascismo gli esaltati che hanno etichettato la ex giornalista di Charlie Hebdo Zineb El Rhazoui come ‘puttana degli ebrei’ perché dopo l’attentato di Strasburgo ha osato dichiarare: ‘Bisogna che l’islam si sottometta alla critica! Che si sottometta all’umorismo!’. Per capire bene quello che succede, bisogna collegare le aggressioni antisemite alle profanazioni di chiese e agli altri atti anti-cristiani che pure conoscono, al giorno d’oggi, una crescita esponenziale. Che non ci si venga a riproporre, per favore, il paragone con gli anni Trenta: in Francia, nel XXI secolo, gli ebrei e i cattolici sono sulla stessa barca. Dieudonné e Soral (polemisti antisionisti, ndr) hanno fatto un sogno: riunire una Francia nera, bianca e maghrebina attorno all’odio per gli ebrei. Questo sogno rischia di essere il nostro peggiore incubo, poiché viviamo nell’era delle reti sociali. In questo nuovo mondo le inibizioni sono tolte, ciascuno si lascia andare e viene a pescare, al posto della verità, la menzogna che risponde alla sua attesa. La stampa tipografica aveva reso possibile la democratizzazione della cultura. Lo schermo interattivo opera la sua sostituzione. Tutte le grandi distinzioni del vero e del falso, del bello e del brutto, dell’alto e del basso, della barbarie e della civiltà sono abolite. L’uguaglianza regna ed essa ha il sapore della morte. Il termine ‘vivre-ensemble’ è stato inventato per mascherare la scomparsa della cosa. A parte qualche associazione militante, questo termine non inganna più nessuno. C’è più di una Francia, nella realtà, e l’alleanza terranoviana (da Terra Nova, un think tank della sinistra francese, ndr) fra le metropoli e i quartieri è un fantasma che la realtà si incaricherà presto di annientare”.