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scrive Usa Today (15/2/2019)

“La prima volta avevo 15 anni. Era il 2014 a Caracas, in Venezuela, e avevo passato più di un’ora in fila ad aspettare. Quando sono arrivato al registro, ho notato che quel giorno avevo dimenticato il mio documento. Senza il documento d’identità, il sistema di razionamento del governo non permetteva al supermercato di vendere alla mia famiglia l’intera quota di cibo di cui avevamo bisogno”, racconta Daniel Di Martino. “Questo era abbastanza normale per me. Per tutta la vita, ho vissuto sotto il socialismo in Venezuela, e vivo negli Stati Uniti come studente dal 2016. La mia famiglia e io abbiamo sofferto di black-out e mancanza di acqua. Il regime ha nazionalizzato l’elettricità nel 2007 nel tentativo di rendere l’elettricità ‘gratuita’. I programmi di welfare, gli aumenti dei salari minimi e le nazionalizzazioni implementate hanno portato a un colossale deficit del governo che ha portato all’inflazione. Ora i prezzi raddoppiano ogni poche settimane e il tenore di vita continua a precipitare. Quando Chavez è entrato in carica nel 1999, i miei genitori guadagnavano diverse migliaia di dollari al mese tra loro due. Entro il 2016, a causa dell’inflazione, hanno guadagnato meno di 2 dollari al giorno. Anche se molti di noi stanno arrivando negli Stati Uniti per sfuggire alle conseguenze distruttive del socialismo, i politici liberali come Bernie Sanders hanno elogiato lo stesso tipo di politiche che hanno prodotto carestia, esodi di massa e un’impennata dell’inflazione in Venezuela. L’economista liberal Paul Krugman di recente ha scritto che ‘ogni volta che vedete qualcuno invocare il Venezuela come una ragione per non considerare idee politiche progressiste, o è disinformato, disonesto, o entrambe le cose’. Posso assicurare Krugman che non sono né disinformato nè disonesto”.

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