scrive Le Figaro (12/3/2019)

“L’uomo medio di destra (come me) ha il sentimento di appartenere a qualcosa che ha ereditato: una nazione, una religione, costumi, una famiglia. È una sfera d’amore. La sinistra corrisponde a un diverso tipo di carattere. Non vede la sua identità in termini di attaccamenti ereditati, ma in termini di esperienze che aumentano la libertà e conferiscono un uguale diritto a tutti”. Così il filosofo inglese Roger Scruton. “Negli anni ’60, l’erede di sinistra del marxismo propose, sotto forma di blocco storico, una stretta relazione tra la figura dell’intellettuale e il popolo. Gli intellettuali di sinistra guidavano il proletariato in uno scontro collettivo contro la ‘borghesia’. Fu il mito fondatore della cultura intellettuale francese del dopoguerra, di cui Sartre, Simone de Beauvoir e Merleau-Ponty furono i rappresentanti più eminenti. Questo mito fu distrutto quando gli intellettuali scoprirono che alla classe lavoratrice non piaceva. Le persone comuni erano in grado di migliorare la propria situazione indipendentemente dalle idee di questi intellettuali, attraverso lo stato sociale e la crescita economica, diventando piccoli padroni e piccoli proprietari terrieri. Inorriditi da questo sviluppo, gli intellettuali di sinistra hanno coniato una nuova parola, ‘populismo’, per descrivere il fatto che le persone si sono allontanate da loro (…) L’intellettuale moderno è un prete senza Dio che vuole guidare il popolo verso la sua salvezza, l’uguaglianza.Nel 1989, tutti pensavano che finalmente fosse giunto il momento della verità e che avremmo finalmente ammesso la verità della condizione umana, ad esempio il fatto che la società fosse basata sulla libertà di associazione e quindi sui mercati, e che la proprietà privata era necessaria. Ma la sinistra ha reinventato una nuova lingua, soprattutto attraverso la decostruzione. C’è qualcosa di mefistofelico nella sinistra intellettuale francese. Gli intellettuali francesi si definiscono sempre contro l’ordine borghese. C’è un grande paradosso a sinistra: il relativismo morale si combina con il settarismo. Tutto è relativo, ma è assolutamente vero che tutto è relativo. E se non sei d’accordo con questo postulato, sei in uno stato di peccato. Così si può conquistare il territorio senza preoccuparsi di discutere. Dietro il relativismo si nasconde un assolutismo”.