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scrive il Jewish News Syndicate (26/3/2019)

Il riconoscimento ufficiale della sovranità d’Israele sulle alture del Golan da parte degli Stati Uniti non sarebbe potuto avvenire in un giorno più rivelatore, per gli israeliani. Mentre il gruppo terroristico Hamas lanciava razzi da Gaza in profondità sul cuore stesso del paese, la vitale importanza delle alture del Golan per la sicurezza di Israele si mostrava in tutta la sua evidenza. Commentando la firma formale della decreto presidenziale alla Casa Bianca, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che la regione del Golan ha un valore “inestimabile” per la difesa di Israele. “La vostra dichiarazione – ha detto Netanyahu – arriva in un momento in cui il Golan è più importante che mai per la nostra sicurezza, quando l’Iran sta cercando di stabilire basi militari in Siria per colpire Israele”. Allo stesso tempo, Netanyahu ha sottolineato il diritto storico e legale di Israele sulla regione. “La vostra decisione di riconoscere la sovranità israeliana sul Golan rappresenta un duplice atto di giustizia storica: Israele ha conquistato le alture del Golan in una giusta guerra di autodifesa, e il legame del popolo ebraico con quella terra è antico di generazioni”. Nonostante l’importanza strategica e storica delle alture del Golan per Israele, gli Stati Uniti rimangono i soli che ne riconoscono la rivendicazione di sovranità. Molti altri paesi considerano il controllo israeliano sulla regione, acquisito da Israele nella guerra dei sei giorni del 1967, come illegale secondo il diritto internazionale. Eugene Kontorovich, direttore di diritto internazionale presso il Kohelet Policy Forum di Gerusalemme e professore di diritto internazionale alla George Mason University di Washington, dice che il riconoscimento formale di Trump delle alture del Golan come territorio sovrano israeliano “verrà sicuramente accusato di violare o di condonare la violazione del diritto internazionale, e di incoraggiare l’annessione di territori con la forza”. Ma, secondo Kontorovich, si tratta di “argomenti che non hanno fondamento nel diritto internazionale. Le norme del diritto internazionale in materia – ricorda Kontorovich – proibiscono solo di impadronirsi di territori con una guerra di aggressione” mentre la guerra del giugno ‘67, durante la quale Israele conquistò le alture del Golan dai nemici siriani, “all’epoca fu unanimemente considerata una guerra legittima e difensiva, in risposta agli espliciti e costanti tentativi siriani ed egiziani di distruggere Israele”. “Se il diritto internazionale non consentisse ai paesi aggrediti di apportare cambiamenti alle frontiere in alcune circostanze – avverte Kontorovich – in pratica spronerebbe all’aggressione, perché il paese aggressore si sentirebbe garantito rispetto a eventuali perdite territoriali a favore del paese che si è difeso”. Uno degli argomenti principali dei detrattori di Israele è che tale riconoscimento crea un precedente negativo che incoraggerà altri paesi a conquistare e annettere territori che non sono loro. Un argomento inconsistente, lo definisce Kontorovich, spiegando che l’idea che questa mossa possa sollecitare nuove aggressioni è assurda proprio perché è vero il contrario: essa punisce l’aggressore. Ed è infondata anche per un’altra ragione: “La sovranità d’Israele è stata riconosciuta [dagli Stati Uniti] solo dopo che sono stati fatti invano molti sforzi in buona fede basati sul concetto di restituire parte o tutto il territorio; solo dopo che la Siria ha perso ogni legittimità commettendo indicibili atrocità di massa; e naturalmente solo dopo che è trascorso un periodo di ben 52 anni. Nel complesso, una formula molto esigente che certamente non induce all’avventurismo”. Un altro punto da considerare è che il riconoscimento degli Stati Uniti invia un messaggio chiaro e diretto al mondo arabo. Spiega David Weinberg, vice presidente del Jerusalem Institute for Strategy and Security, che “la mossa di Trump è importante perché manda a dire ai leader arabi: più a lungo aspettate di fare la pace con Israele, meno finirete con l’ottenere in cambio. Hafez Assad, il padre, e il figlio Bashar sprecarono tutte le opportunità che vennero loro offerte di fare la pace con Israele e riprendere il controllo del Golan. Ora la Siria ne paga il prezzo”. Una lezione importante anche per i palestinesi. Secondo Weinberg, “Trump sta dicendo loro: potete continuare a rifiutare tutti i piani di pace, anche il mio piano in procinto di essere presentato, ma sappiate che così facendo avrete solo da perdere”. Le azioni di Trump dimostrano un chiaro e definitivo allontanamento dal paradigma inconcludente in vigore da molti anni circa il conflitto arabo-israeliano. Se i palestinesi continueranno  a respingere le offerte di pace israeliane, “gli Stati Uniti potranno sempre riconoscere l’annessione israeliana di parti della Giudea e Samaria (Cisgiordania), o fare un passo indietro rispetto al sostegno a uno stato palestinese. In breve – conclude Weinberg – la mossa di Trump cambia la dinamica deleteria da troppo tempo in atto, quella per cui i palestinesi potevano tranquillamente presumere che il loro rifiuto di un piano di pace dopo l’altro non facesse altro che accrescere le pressioni su Israele perché facesse maggiori concessioni”. Ora inizia ad accadere il contrario.

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