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scrive il New York Times (23/4/2019)

“I radicali sanguinari che hanno fatto esplodere bombe e ucciso centinaia di persone la domenica di Pasqua in Sri Lanka hanno scelto i loro obiettivi con finalità ideologiche” scrive Ross Douthat. “Tre chiese cattoliche bombardate, e con esse tre alberghi destinati ai turisti occidentali, perché spesso nell’immaginario jihadista il cristianesimo occidentale e l’individualismo liberale occidentale sono i nemici congiunti della loro tanto desiderata utopia religiosa, la loro versione religioso-totalitaria dell’Islam. Turisti e missionari, Coca-Cola e Chiesa cattolica – è lo stesso nemico invasore, marchi diversi per la stessa vecchia crociata. Ufficialmente, l’élite politica e culturale del mondo occidentale fa del suo meglio per indebolire e respingere questa narrativa. L’immaginazione liberal reagisce con disagio all’idea di Samuel Huntington di uno scontro di civiltà, o qualsiasi cosa che contrapponga un ‘Occidente’ unito a un’alternativa islamista o islamica. L’idea di un ‘Occidente cristiano’ viene respinta in modo particolarmente energico, ma termini ancora più banali come ‘Civiltà Occidentale’ e ‘Giudeo-Cristiana’, un tempo destinati a offrire una narrazione più ecumenica della storia euro-americana, sono ora considerati pericolosi, esclusivisti, sciovinisti. Eppure c’è anche un modo in cui il discorso liberal in Occidente accetta implicitamente una parte della premessa dei terroristi – trattando il cristianesimo come una proprietà culturale del liberalismo contemporaneo, un’eredità religiosa tipicamente occidentale che anche coloro che non credono hanno uno speciale obbligo di rifare e riformare. Con una mano il liberalismo dell’élite cerca di tenere il cristianesimo a distanza, di respingere ogni identità specificamente cristiana per la società che intende governare – ma con l’altra tratta il cristianesimo come qualcosa che esiste realmente solo in relazione al proprio umanitarismo secolarizzato. Si potevano vedere entrambi quegli impulsi all’opera nella discussione dopo il grande incendio di Notre-Dame. Da un lato c’è stata una reazione liberale stridente contro le letture della tragedia che sembrava troppo amichevole sia al cattolicesimo medievale o ad alcune concezioni religiosamente infuse dell’Occidente. Ma allo stesso tempo c’era un palpabile desiderio di rivendicare la Notre Dame ancora fumante a un’idea astratta della modernità liberale, un rapido arruolamento di vari architetti e menti per immaginare come la cattedrale potrebbe essere ricostruita per essere in qualche modo più laico e cosmopolita, più una cattedrale per i nostri tempi multiculturali (…) Ma se l’equazione del cristianesimo tradizionale con il privilegio ha una qualche rilevanza per l’attuale situazione euro-americana, se applicata globalmente è un grossolano errore di categoria. E così le principali vittime del peculiare rapporto del liberalismo occidentale con la sua eredità cristiana non sono i tradizionali tradizionalisti in Occidente; sono cristiani come quelli assassinati nello Sri Lanka, i pastori incarcerati in Cina, o i martiri copti del Nord Africa, o uno qualsiasi dei milioni di cristiani non occidentali che vivono sotto costante minaccia di persecuzione. Uno dei fatti basilari della storia religiosa contemporanea è che i cristiani di tutto il mondo sono perseguitati su una scala straordinaria – da folle e pogrom in India, jihadisti e governi alleati degli Stati Uniti nel mondo musulmano, totalitari laici in Cina e Corea del Nord. C’è il timore che ogni particolare attenzione ai cristiani possa giustificare la narrativa jihadista di uno scontro di civiltà. C’è una certa ignoranza della forma più globale del cristianesimo, un’incapacità di vedere il cristianesimo come qualcosa che non sia un nemico reazionario o un utile supplemento al liberalismo. C’è il timore che le narrative della persecuzione cristiana globale possano in qualche modo aiutare il lato conservatore delle guerre della cultura occidentale. In fondo tutti questi fallimenti illustrano la posizione insolita e difficile del cristianesimo tradizionale in Europa e negli Stati Uniti. La vecchia fede della civiltà è allo stesso tempo troppo influente e politicamente minacciosa per sfuggire alla frenesia passiva-aggressiva del liberalismo, eppure troppo debole, compromessa e francamente auto-sabotatrice per dare forma a un conservatorismo alternativo. Ma queste difficoltà e questi dilemmi sono anche un lusso relativo a ciò che i nostri fratelli cristiani affrontano. E le fotografie dei cristiani dello Sri Lanka disposti come martiri dovrebbero essere sempre nei nostri pensieri”.

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