scrive il Jerusalem Post (28/4/2019)

In un periodo di crescente antisemitismo, mentre si moltiplicano allusioni e strizzate d’occhio a più vieti cliché anti-ebraici, l’edizione internazionale del New York Times ha fatto l’equivalente di dire “mo’ vi facciamo vedere noi di cosa siamo capaci” e ha pubblicato una vignetta satirica che mostra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump come un cieco guidato da un cane con al collare la Stella di Davide e al posto della testa la caricatura del volto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu” scrive Seth Franztmann. “Quando ho visto la vignetta on-line non riuscivo a credere che fosse vera. Anche molti miei colleghi non ci credevano. Ho passato tutta giornata di sabato cercando di rintracciare una copia cartacea. Ho telefonato ad amici e ho ottenuto un PDF dell’edizione, ma ancora non ci credevo. Finché in un supermercato aperto 24 ore al giorno ho trovato l’edizione di giovedì 25 aprile e, con circospezione, l’ho sfogliato fino a pagina 16. E lì l’ho vista, quella orribile immagine di un presidente americano cieco con tanto di kippà in testa, guidato da un cane con il volto del primo ministro d’Israele. Non bastasse, sì: il cane portava una Stella di Davide al collare.Questo dunque è ciò che l’autorevolissimo e citatissimo New York Times pensa di noi israeliani. Anche se poi hanno cercato di fare marcia indietro dicendo che si è trattato di un “errore”, resta il fatto che avevano ritenuto che fosse giusto e appropriato (e forse anche spiritoso) diffondere in tutto il mondo una vignetta che mostra il presidente della prima potenza mondiale ciecamente portato in giro dal “cane ebreo”. Fino a poco fa ci dicevano che Trump “promuove una nuova ondata di antisemitismo negli Stati Uniti”. Ma la vignetta lo raffigura come un ebreo con tanto di kippà. Allora come la mettiamo? Trump promuove l’antisemitismo, ma adesso è un ebreo occulto guidato dal cane ebreo Israele? Fino a poco fa si diceva che certe immagini “evocavano” le raffigurazioni antisemite degli anni ’30. Ma questa vignetta non “evoca”: questa vignetta è esattamente come quelle dell’antisemitismo degli anni ’30. Erano i nazisti che raffiguravano gli ebrei come animali. E che li etichettavano con la Stella di Davide. Sono gli antisemiti quelli che hanno sempre paragonato gli ebrei a cani, maiali e scimmie. Finora era nell’estrema destra e nella propaganda islamista che gli ebrei venivano raffigurati come una piovra o un ragno che ghermisce e controlla il mondo. Ma adesso vediamo che è diventata “opinione corrente” incolpare gli ebrei e Israele per tutti i mali e i problemi del mondo. La vignetta è chiara come la luce del sole. Mostra gli ebrei, simboleggiati da quel collare con la Stella di Davide, che controllano segretamente il presidente degli Stati Uniti: Trump è controllato da Israele, dallo stato ebraico. Nessun altro paese o gruppo di minoranza è soggetto a un odio così implacabile e sistematico da parte di grandi giornali occidentali. Nessun grande giornale oserebbe mettere la faccia di un leader islamico su un cane, addobbato con simboli islamici, che porta in giro il presidente degli Stati Uniti. Ovviamente no. Il direttore lo impedirebbe. Starebbero tutti molto attenti. Piuttosto sbaglierebbero nell’altro senso, pur di non essere offensivi. Anche di notte ci sarebbe un vicedirettore o un caporedattore che direbbe: “No, questo non va bene”. Ma quando si tratta di ebrei e di Israele, tutto è permesso: non c’è livello infimo a cui non siano disposti ad abbassarsi. E le mezze scuse a posteriori sono abbastanza patetiche. Questa vignetta non è finita per sbaglio nell’edizione internazionale del New York Times. È stata scelta. E’ stata messa in pagina da qualcuno. E’ stata controllata e approvata. Lo so. Sono un curatore della pagina delle opinioni. Quando pubblicavo vignette nella mia sezione, non meno di quattro persone lo vedevano prima di andare in stampa. All’edizione internazionale del New York Times sono sicuramente più di quattro. A tutti loro è sembrato che andasse bene? Il che ci dice che ormai è entrata in redazione la mentalità dell’antisemitismo (…) Una vignetta come questa dovrebbe diventare un momento di svolta. Perché è comparsa su uno dei più prestigiosi giornali americani, non su qualche giornaletto estremista. Per di più sull’edizione internazionale. In pratica mostra al mondo il pensiero dell’America benpensante, e dà un tacito segnale di via libera ad altri antisemiti. Come possiamo pretendere tolleranza zero contro l’antisemitismo e i più triti cliché antisemiti quando accade una cosa del genere?”