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scrive Bloomberg (30/4/2019)

“Sebbene la crisi economica abbia avuto inizio negli Stati Uniti, il crollo provocato in Europa ha avuto conseguenze più gravi” scrive Noah Smith. “Un decennio più tardi, le economie degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sono entrambe in gran parte recuperate, ma alcuni dei paesi europei più duramente colpiti – Grecia, Italia e Spagna – non sono così in forma. L’integrazione europea è stata un progetto fragile fin dall’inizio. A differenza degli Stati Uniti, l’UE era linguisticamente frammentata, con molti secoli di storia di conflitti politici. Gli elettori di Francia e Paesi Bassi hanno respinto una bozza di costituzione europea nel 2005, e il Regno Unito era troppo scettico per aderire anche alla zona euro. Senza il pieno consenso di membri importanti come la Francia e il Regno Unito, l’UE non è mai stata in grado di avvicinarsi al tipo di unità che si trova negli Stati Uniti. La domanda è se quella crisi rappresenti un punto di svolta per l’Europa, uno shock che funge da catalizzatore di un lungo, inesorabile declino. Al di là dello scoppiettante recupero della Grecia e dell’Italia, ci sono molti altri segni che questo scenario pessimistico si realizzerà. Oltre alla frammentazione e al goffo processo decisionale, l’Europa soffre di un’altra debolezza fondamentale: bassi tassi di fertilità. Il calo della popolazione metterà a dura prova i sistemi pensionistici. L’ovvia risposta politica è di aumentare l’immigrazione al fine di mantenere i livelli di popolazione, ma l’Europa non è tradizionalmente abituata alla diversità (come hanno dimostrato i recenti disordini politici sull’immigrazione), e i suoi mercati del lavoro possono essere troppo rigidi per assorbire un gran numero di nuovi arrivati. Quindi ci sono molte ragioni per credere che i futuri storici possano vedere la crisi finanziaria come il punto di svolta quando l’Europa ha iniziato a declinare. Il periodo di pace, prosperità e stabilità tra la fine della Seconda guerra mondiale e il 2008 potrebbe rivelarsi solo un breve altopiano soleggiato tra l’ascesa e la caduta di un continente la cui tecnologia ed economia un tempo dominavano il mondo”.

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