scrive il Wall Street Journal (22/4)

La domenica di Pasqua, a Parigi, si è rivelata particolarmente gioiosa” ha scritto William McGurn sul Wall Street Journal. “Nonostante stessero ancora piangendo la loro cattedrale ferita, i francesi si sono sentiti confortati dalla promessa fatta dal Presidente Macron poche ore dopo l’incendio. La loro amata Notre Dame, ha detto loro, verrà ricostruita. Che cosa, però, esattamente, si accinge a ricostruire la Francia? La nuova Notre Dame sarà un altro museo? O forse la ricostruzione aiuterà a riesumare l’apprezzamento per il senso del trascendentale che diede vita all’edificio? Le ristrutturazioni avverranno per mezzo del legno e della pietra, ma nel corso dei lavori i francesi si porranno domande fondamentali sulla propria identità, sempre più travagliata. Quando le travi del tetto di Notre Dame hanno ceduto alle fiamme, l’interno della cattedrale non è stata l’unica cosa ad essere esposta. Il collasso ha messo in evidenza una Francia che è quasi scomparsa. Ha messo a nudo il desiderio per qualcosa di più della magnificenza artistica e architettonica rappresentata dalla struttura. Non è di poco conto, tra le meraviglie di Notre Dame, il fatto che più di otto secoli dopo che fu posta la prima pietra continua a fare ciò per cui fu costruita. La cattedrale, oggi, sarà pure un’incredibile attrazione turistica, ma è difficile immaginare che potrebbe attrarre così tanti visitatori se non fosse una chiesa funzionante, in tutto e per tutto, a prescindere dal fatto che molti turisti non ci vanno per pregare. Per i credenti, Notre Dame ha una risonanza speciale. Quando, durante le prime ore, sembrava che tutto fosse perduto, mia moglie mi ha scritto un messaggio triste: ‘Parigi senza Maria’. Il nome di Maria, mi ha scritto, è ora sulle bocche di tutti (Notre Dame, Nostra Signora) e i ministri del governo francese parlano di ‘miracoli’ e dell’’anima’ della nazione. Nell’ultra laica Francia, questo sconfina con la pubblica blasfemia. Il che è probabilmente la ragione per cui quelli che discutono ammirevolmente della civiltà che eresse una simile opera possono trovarsi accusati di essere dei reazionari nascosti, nostalgici dei terribili vecchi tempi del Cardinale Richelieu e delle guerre di religione. Ma ipotizzando che questi ammiratori non stiano semplicemente auspicando un ritorno della Francia al medioevo, che cosa starebbero cercando di dire? Forse ha a che fare con l’inadeguatezza della laicità, l’idea squisitamente francese che lo stato non può semplicemente essere neutrale in fatto di regione, ma che debba bandire la fede dall’arena pubblica. In teoria la laicità produce un popolo moderno, tollerante e coeso che guarda al futuro con speranza e sicurezza. Ahimè, non ha proprio funzionato così. I francesi sono giustamente determinati a rimanere connessi con la propria storia. Che tipo di Notre Dame, alla fine, ricostruiranno ci dirà di più sul futuro della Francia che sul suo passato”.