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scrive The Atlantic (6/5/2019)

“Nel Ventesimo secolo, molti sociologi e storici hanno corteggiato l’idea che la politica americana potesse essere spiegata dai ricambi generazionali” scrive Niall Ferguson. “Gli storici Arthur Schlesinger Senior e Junior hanno scritto a lungo dei ‘cicli della storia americana’, sostenendo che, con il sostituirsi di una generazione all’altra, la politica americana oscilla inesorabilmente tra un consenso liberal e uno conservatore. Più di recente, è divenuto in voga un nuovo schema generazionale. La teoria del ‘quarto giro’ di William Strauss e Neil Howe prevede una crisi e un epocale riallineamento politico ogni ottanta o novant’anni. Noi siamo scettici circa le teorie cicliche della storia. Siamo anche consci del rischio insito nel considerare una generazione come categoria di analisi politica. Come fece notare più di novant’anni fa Karl Mannheim, una generazione è definita non soltanto dagli anni di nascita ma anche dalla principale esperienza storica che i suoi membri condividono in gioventù, qualunque essa sia. Ciononostante, crediamo che una faida generazionale si stia effettivamente facendo strada nella politica americana, una faida che potrebbe risultare più importante delle divisioni di etnia e di classe che più tradizionalmente attraggono l’attenzione delle analisi politiche. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez viene spesso descritta come una radicale, eppure i dati dimostrano che le sue idee sono vicine a quelle mediane della sua generazione. I millennial e la Generazione Z, ossia gli americani di età compresa tra i 18 e i 38 anni, sono generazioni cui è stato dato poco, e da cui si pretende molto. Fuori dalle università li attendono salari reali stagnanti e poche opportunità di costruirsi un nido. L’inizio delle vite professionali dei millennial è stato fustigato dalla crisi finanziaria e dalla scarsa crescita che vi è seguita. Più tardi, in assenza di grandi cambiamenti nella politica fiscale, sembra improbabile che godranno di quel tipo di benefici di cui usufruiscono quelli che stanno andando in pensione ora. In circostanze diverse, gli under 40 sarebbero stati razionalmente attratti dalle idee anti privilegio dei repubblicani del Tea Party (soprattutto se quelle idee fossero state sincere). Invece, abbiamo assistito a uno spostamento a sinistra dei giovani elettori su quasi ogni questione politica, sia economica che culturale. Raramente io e la Ocasio-Cortez (lei una giovane laureata liberal, io un professore conservatore) abbiamo vedute politiche simili. E tuttavia siamo d’accordo sul fatto che la guerra generazionale è la miglior cornice per comprendere i modi in cui il Partito democratico e quello repubblicano stanno divergendo. I Democratici stanno rapidamente diventando il partito dei giovani, in particolare dei millennial (nati tra il 1981 e il 1996) e dei Gen Z (nati dopo il 1996). I Repubblicani si stanno sempre più sbilanciando verso i pensionati, e in particolare la Generazione silenziosa (i nati prima del 1945). Nel mezzo ci sono i Gen X (nati tra il 1965 e il 1980), che si stanno lentamente posizionando a sinistra, e i Baby Boomer (nati tra il 1946 e il 1964), in lento movimento verso destra. Questo riallineamento politico basato sulle generazioni ha implicazioni profonde per il futuro della politica americana, anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che se ne vedano le conseguenze concrete. La transizione generazionale non cambierà sensibilmente l’elettore mediano nelle elezioni del 2020, e nemmeno nel 2024, se l’affluenza dei giovani rimane vicina alla media storica. Eppure entrambi i partiti stanno già sentendo gli effetti del riallineamento, visto che la rispettiva coorte demografica dominante sta prendendo coscienza del proprio nuovo potere di scegliere i candidati e definire l’agenda politica. Se, come sosteneva Mannheim, le generazioni vengono plasmate dai grandi eventi della loro gioventù, allora (chi lo sa!) un singolo cigno nero potrebbe trasformare i giovani di oggi nel peggior incubo di Ocasio-Cortez: la Generazione T, per Trump. Dopo tutto è stato asserito, per la gioia dei suoi critici, che il vocabolario del presidente equivale a quello di un bambino di quarta elementare. Vero, però questo significa anche che i bambini di quarta elementare possono capire quel che Trump dice. Nel 2028 i bambini di quarta elementare di oggi voteranno. Forse anche loro saranno ‘svegli’ come l’attuale Generazione Z. Ma la storia ci insegna a non darlo per scontato. Nel 1960 Friedrich Hayek predisse in ‘La società libera’ che ‘gran parte di quelli che andranno in pensione alla fine del secolo dipenderanno dalla carità delle generazioni più giovani. E alla fine non sarà la morale, ma il fatto che i giovani pagano la polizia e l’esercito, che deciderà il da farsi: è probabile che il destino di una vecchia generazione il cui reddito dipende interamente dalla coercizione dei giovani sia in campi di concentramento per gli anziani incapaci di mantenersi da soli’. Non è successo nulla di tutto ciò – conclude Ferguson – il che ci ricorda benignamente che è molto più facile identificare i conflitti d’interesse generazionali che prevederne correttamente la forma politica”.

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