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scrive The European Conservative (maggio 2019)

“La profonda crisi in cui si trova l’Europa non è stata imposta dall’esterno, viene dall’interno” scrive lo storico David Engels. “Stiamo finalmente vivendo le conseguenze di un pericolo che Robert Schuman, uno dei ‘padri fondatori’ dell’UE, ha avvertito più di mezzo secolo fa – e cioè che un’Europa unificata non deve rimanere solo un’impresa economica e tecnocratica: ‘Ha bisogno di un’anima, di una consapevolezza delle sue radici storiche e dei suoi obblighi presenti e futuri’. Senza un’identità comune, nessuna solidarietà europea è possibile in tempi difficili come i nostri di oggi; tale identità, tuttavia, deve basarsi non solo sull’idea di ‘diritti umani universali’, ma deve anche tener conto di ciò che l’Europa e gli europei hanno in comune: una visione occidentale dell’uomo profondamente radicata nella tradizione e nella storia. Se un tale sforzo dovesse fallire, ci sono solo due possibilità: ricadere negli Stati nazionali, che saranno poi in balia di potenze come la Cina, la Russia, il mondo musulmano o gli Stati Uniti, o scendere ulteriormente in un centralismo burocratico e senza anima.  Sono due rischi di cui Schuman aveva già avvertito quando scriveva: ‘La democrazia [europea] sarà cristiana, o non lo sarà. Una democrazia anticristiana è destinata a diventare una caricatura che si disintegra in tirannia o in anarchia’ (…) L’Europa è molto più della semplice somma delle persone che attualmente vivono nelle nostre terre. Deve rimanere fedele all’eredità dei suoi antenati assicurando un rapporto positivo con la tradizione classica e cristiana, proteggendo l’ideale occidentale della famiglia e favorendo un sano orgoglio per l’unicità della propria ricca eredità. Se deve esserci l’obbligo morale di affrontare i crimini della propria storia – anche generazioni dopo gli eventi – allora c’è anche il dovere di commemorare le grandi conquiste e i grandi risultati della nostra civiltà”.

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