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scrive The Spectator (11/5/2019)

“Penserete che sponsorizzare un festival di un mese per celebrare alcuni tra i personaggi femminili più memorabili della storia del cinema da parte dell’Istituto britannico del cinema abbia ricevuto il plauso delle femministe. Vi sbagliate”, scrive Lionel Shriver sullo Spectator. Il progetto “Playing the Bitch” dell’Istituto mostrerà le performance di Nicole Kidman in Da morire, di Meryl Streep ne La morte ti fa bella e di Bette Davis in Piccole Volpi, per esplorare l’antieroe femminile. Ma 300 firmatari di una petizione presentata da alcuni accademici del King’s College hanno obiettato che il tema del festival ‘sciommiotta anziché contestare la logica misogina che anima il cinema di Hollywood… Le donne di Bitch non sovvertono le norme di genere, ma rafforzano gli stereotipi’. Con il mio compulsivo ragionamento controfattuale, vi chiedo di immaginare un universo parallelo in cui il Bfi (l’Istituto britannico del cinema, ndt) organizza il festival per celebrare i personaggi femminili del cinema che sono gentili, altruisti, lodabili e casti. (Magari possiamo riproporre i film di Doris Day, culminando in un avvincente remake di Via col Vento, in cui Scarlett rinuncia a conquistare Ashley perchè provarci con i fidanzati delle altre donne non è educato, e quindi si dedica all’abolizione della schiavitù). Immagino un’altra petizione con almeno lo stesso numero di firme: ‘Il festival ricalca lo stereotipo misogino che tutte le donne sono passive, sottomesse, sessualmente represse, bidimensionali, e che a loro viene insegnato a essere ‘carine’, al costo di essere pienamente umane, e dunque piene di difetti affascinanti’. In altre parole, non puoi averla vinta. Secondo me la mania del #MeToo ha alimentato un déjà-vu. Abbiamo sentito la grancassa di Betty Friedan durante la nostra infanzia negli anni Sessanta, e Gloria Steinem ha segnato gli anni Settanta (grazie, Gloria; uso ancora il titolo Ms), e – anche se penso di essermelo dimenticato per qualche motivo – abbiamo avuto un frenetico chiacchiericcio sulle molestie sessuali negli anni Novanta. Le nostre donne, permalose e indefesse, sono avviate sulla stessa strada. Diamo un’occhiata ai titoli del New York Times dello scorso weekend: ‘Le donne subiscono le conseguenze dell’avidità degli uomini’ (una falsaria è stata ingiustamente presa di mira perché donna). ‘Gli uomini hanno inventato la simpatia. Indovina chi ne beneficia’ (agli elettori non piacciono le candidate donne dei democratici alle presidenziali). ‘Come se la cavano i bravi padri’ (gli uomini non si fanno carico delle responsabilità di essere genitori). Poi c’è lo standard: ‘Richiesta la revisione esterna per un ex professore di Harvard accusato di molestie sessuali’ e infine : ‘Ecco come trascorre il fine settimana la prima direttrice donna della scuola di ingegneria di NYU’. In questo momento, visti gli inviti del giornale ad agire contro il sessismo rampante, questo si qualifica come un giorno di ferie. Sono la prima a riconoscere che le rivoluzioni sociali per sovvertire secoli di convenzioni non avvengono da un giorno all’altro. Ci è voluta più di una generazione per garantire alle donne la parità politica e professionale. Tuttavia, sembra che stiamo combattendo sempre la stessa battaglia – ma non è proprio così. Come molti movimenti di liberazione, la lotta per l’uguaglianza delle donne è stata vittima dei suoi stessi successi. Queste numerose ondate di femminismo avvengono sullo sfondo di condizioni sempre più paritarie. Il tanto disprezzato ‘gender pay gap’ è soprattutto una fissazione statistica, calcolato per essere ampio paragonando le carote e i datteri; nella maggior parte dei casi, i dipendenti ricevono la stessa paga per lo stesso lavoro. Più donne che uomini frequentano l’università, mentre i bambini bianchi poveri sono in fondo a ogni classifica. Non dico che il potere sia equamente distribuito tra i due sessi, però i rapporti sono bilanciati, e a volte la bilancia pende nella nostra direzione. Nel frattempo, un movimento di liberazione senescente – sulla via del tramonto, perché ha raggiunto il suo scopo – è diventato nevrotico, e patologicamente minoritario. Così il Bfi decide di commemorare le performance femminili più scintillanti, solo per sentirsi dire di avere scelto il tipo di performance sbagliato. Quest’anno c’è stata un’indignazione spettacolare perché le magliette assegnate alle donne arrivate alla fine della maratona di Londra calzavano male. La nomination dell’unico candidato democratico che ha qualche speranza di battere Donald Trump è stata indebolita perché un paio di donne non erano ‘a loro agio’ anni fa quando Joe Biden è sembrato un po’ troppo amichevole e – choc – ha baciato una di loro dietro la testa. Questa settimana uno dei registi americani più apprezzati non è stato in grado di vendere le sue memorie – a nessuna casa editrice, per nessun prezzo – per il sospetto di una condotta sessuale inappropriata. Tuttavia, la sua unica accusatrice, sua figlia, aveva solo sette anni quando ha subito ‘questi tocchi inappropriati’ che lei ‘ricorda’. La giovane donna ha subìto un lavaggio del cervello da sua madre, una lunatica che le ha insegnato a detestare suo padre. Più di un’indagine delle autorità non è stata in grado di dimostrare alcun reato. La stessa cosa avviene per la razza. Più la società diventa uguale, più il clima culturale diventa persecutorio. I movimenti di liberazione impazziscono quando raggiungono il loro obiettivo. Tuttavia, non abbiamo mai creato una norma per cui le campagne per la giustizia sociale decidono di arrendersi, dopo avere fondamentalmente prevalso. Un consiglio, quindi. Il sessimo non manca all’estero. Le bambine piccole obbligate a sposarsi con uomini anziani in Africa hanno bisogno delle fistule a causa dei rapporti sessuali che hanno da minorenni e vengono isolate perché non smettono di urinarsi addosso. Alle bambine vengono tagliate le clitoridi per impedir loro di godersi troppo il sesso. Le donne saudite saranno in grado di guidare, ma non possono andare da nessuna parte senza il permesso di un uomo. I talebani continuano a bruciare per le scuole per impedire alle bambine di studiare. Guardate un po’ oltre: c’è parecchia ingiustizia là fuori”.

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