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Cinque anni fa, Birmingham finì al centro delle cronache nazionali inglesi per l’inchiesta “cavallo di Troia”. Nella seconda città del Regno Unito, per metà composta da immigrati e già al venti per cento islamica, si scoprì un progetto degli estremisti islamici per impossessarsi di scuole elementari, medie e superiori con l’obiettivo di radicalizzarle. Maschi e femmine “segregati” in classe, in palestra e a pranzo; studenti e insegnanti non musulmani discriminati; lezioni di educazione sessuale sospese. Furono 25 le scuole sotto inchiesta. Adesso le scuole di Birmingham sono di nuovo sui giornali nazionali, per via dei corsi obbligatori sulle “relazioni Lgbt” per i bambini inglesi della scuola primaria e secondaria. I nuovi corsi dovrebbero partire dal prossimo anno scolastico e la novità sta nel fatto che saranno obbligatori. E qui si intrecciano le due storie, il “cavallo di Troia” e l’educazione sessuale. Perché da mesi le scuole di Birmingham sono assediate agli ingressi dalle proteste delle famiglie musulmane che si rifiutano di far partecipare i propri figli a quelle lezioni. È appena dovuta intervenire anche la magistratura per consentire il regolare svolgimento delle lezioni. Il consiglio comunale di Birmingham ha intrapreso un’azione legale dopo mesi di dimostrazioni fuori dalla scuola primaria di Anderton, a maggioranza islamica. La scuola ha dovuto chiudere prima del termine a causa dell’escalation delle proteste fuori dai cancelli. Il capo del consiglio Ian Ward ha affermato che “il buon senso ha prevalso. I bambini di tutta Birmingham dovrebbero essere liberi di frequentare la scuola in modo sicuro e senza interruzioni”. Il leader dei manifestanti, Shakeel Afsar, ha invitato i genitori a “non tirarsi indietro”, invocando i loro “diritti democratici”. Ajmal Masroor, un imam e fondatore di Communities in Action, ha detto a Newsnight: “Possono fare tutte le ingiunzioni che vogliono, ma non possono mettere a tacere il malcontento della gente”. Alcuni attivisti Lgbt sono stati intimiditi e cacciati a colpi di uova fuori da una scuola elementare di Birmingham dai genitori musulmani che non volevano lezioni di gender ai bambini. Quasi tutti gli ottocento allievi di Anderton sono musulmani, e nell’islam l’omosessualità non gode degli stessi favori della nuova normativa britannica. Il divario religioso e culturale nel cuore di questa comunità è culminato in picchetti quotidiani. Il parco giochi scolastico è diventato un campo di battaglia ideologico fra i sostenitori delle opposte visioni, Lgbt e islamica. Lettere che si oppongono all’insegnamento delle relazioni omosessuali da parte dell’organizzazione islamica Stop Rse sono state inviate alle scuole di Bradford, Bristol, Croydon, Northampton, Londra e Manchester. La protesta si è estesa. In un’altra scuola di Birmingham, Parkfield, dove le proteste sono iniziate diversi mesi fa, le lezioni sulla “diversità” sono state già sospese. Cinque altri istituti primari in città hanno posticipato l’introduzione del programma. Le proteste erano iniziate dopo che ai genitori era arrivato il libro “My Princess Boy” con in copertina un ragazzo vestito da principessa. Aveva iniziato Fatima Shah, che aveva deciso di ritirare la figlia dalla scuola, lamentando che fosse prematuro per bambini di quell’età essere sottoposti a quei programmi. Dalla vicenda emerge il cortocircuito fra il progressismo e il comunitarismo inglesi e lo smarrimento dei liberal. Con chi stare, con l’Lgbt e i diritti civili occidentali o con le minoranze islamiche e il loro “diritto alla differenza”? Bel dilemma nella patria del multikulti.

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