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scrive il Jerusalem Post (3 giugno 2019)

“Recentemente si sono verificati tre gravi eventi che riguardano i cristiani nei territori governati dall’Autorità Palestinese, ma non hanno fatto notizia perché non sono collegati a Israele” scrive Edy Cohen. “Lo scorso 25 aprile, gli abitanti terrorizzati del villaggio cristiano di Jifna, vicino a Ramallah, hanno chiesto all’Autorità Palestinese di proteggerli dopo che erano stati aggrediti da musulmani armati. La violenza è scoppiata quando una donna del villaggio ha presentato denuncia alla polizia dell’Autorità Palestinese a carico del figlio di un importante notabile affiliato a Fatah, accusandolo d’aver attaccato la sua famiglia. Per tutta risposta sono arrivate nel villaggio decine di uomini armati di Fatah che hanno sparato in aria centinaia di proiettili e lanciato bombe incendiarie, urlando imprecazioni e causando seri danni ai beni pubblici. E’ un miracolo che non ci siano stati né morti né feriti. Nonostante le richieste d’aiuto degli abitanti, la polizia dell’Autorità Palestinese non è intervenuta durante la scorreria, che è durata per ore. Non è stato arrestato nessun sospetto. È interessante notare che gli aggressori hanno ingiunto ai residenti di pagare la jizya, la tassa pro capite storicamente imposta alle minoranze non musulmane sotto dominio islamico. Le più recenti vittime della jizyasono state le comunità cristiane in Iraq e Siria sotto lo Stato Islamico (ISIS). Il secondo incidente è avvenuto la notte del 13 maggio. Dei vandali hanno fatto irruzione in una chiesa della comunità maronita nel centro di Betlemme, profanandola e rubando costose attrezzature di proprietà della chiesa, incluse le telecamere di sicurezza. Tre giorni dopo è stata la volta di una chiesa anglicana nel villaggio di Aboud, a ovest di Ramallah. I teppisti hanno tagliato la recinzione e hanno fatto irruzione rompendo le finestre della chiesa. Anche qui hanno profanato e rubano una grande quantità di attrezzature. Come nei due precedenti incidenti, non è stato arrestato nessun sospetto. Secondo la sua pagina Facebook, questa è la sesta volta che la chiesa maronita di Betlemme subisce atti di vandalismo e furto, compreso un incendio doloso nel 2015 che causò danni considerevoli e costrinse la chiesa a restare chiusa per un lungo periodo. Tuttavia, benché il 24 dicembre 2018 il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen fosse presente alla cerimonia di riapertura della chiesa dopo la ristrutturazione, l’incendio doloso e gli altri atti di teppismo e vandalismo avvenuti nel corso degli anni non hanno ricevuto alcuna copertura nei mass-media palestinesi. In molti casi è stato anzi imposto l’ordine di tacere completamente i fatti. È improbabile che l’ultima ondata di aggressioni porti all’arresto, per non dire all’incriminazione, di eventuali sospetti. L’unica cosa che interessa all’Autorità Palestinese è che eventi di questo tipo non arrivino sui mass-media. Fatah esercita regolarmente forti pressioni sui cristiani affinché non riferiscano gli atti di violenza e vandalismo che subiscono frequentemente, perché sarebbe cattiva pubblicità che potrebbe danneggiare l’immagine dell’Autorità Palestinese come soggetto capace di proteggere la vita e le proprietà della minoranza cristiana sotto il suo governo. Men che meno l’Autorità Palestinese vorrebbe passare per un’entità estremista che perseguita le minoranze religiose, un’immagine che potrebbe avere ripercussioni pesantemente negative sui massicci aiuti internazionali che l’Autorità Palestinese riceve, in particolare dall’Europa. I cristiani nell’Autorità Palestinese evitano di dirlo pubblicamente, ma molti di loro temono, con buone ragioni, che le aggressioni dei musulmani contro di loro possano solo peggiorare. E queste paure sono tanto più forti alla luce dell’assordante silenzio dei mass-media occidentali rispetto alla progressiva scomparsa della minoranza cristiana dalle terre dell’Autorità Palestinese e dalle terre islamiche in generale: in stridente contrasto con la crescita, la prosperità e la crescente integrazione della comunità cristiana all’interno di Israele. I cristiani del mondo occidentale devono esigere che l’Autorità Palestinese si adoperi sul serio per assicurare alla giustizia i sospetti delle ultime aggressioni e inizi a proteggere i luoghi di culto cristiani sotto il suo governo. La perdurante indifferenza internazionale per la condizione dei cristiani sotto Autorità Palestinese può solo portare alla scomparsa del cristianesimo dal luogo stesso in cui è sorto”.

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