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scrive The Jerusalem Post (13/6/2019)

L’imam francese Hassen Chalghoumi, attualmente a capo di una delegazione di musulmani francesi in visita in Israele, ha detto giovedì che l’anti-sionismo è antisemitismo, e ha accusato i Fratelli Musulmani di istigare contro gli ebrei in Francia e in Belgio. Chalghoumi, che è alla sua seconda visita in Israele, organizzata da Elnet, una ong impegnata a rafforzare le relazioni tra Europa e Israele, è alla guida di un gruppo di giovani leader musulmani della politica, della società e dei mass-media provenienti da Francia e Belgio. “La propaganda anti-sionista è una maschera. In realtà è antisemita, ma viene usata per dire cose antisemite in modo più garbato – dice Chalghoumi al Jerusalem Post – Ciò che caratterizza l’anti-sionismo è l’odio. Se stessimo parlando semplicemente di critiche allo stato di Israele non vedremmo quel livello di odio né discorsi sulla necessità di annientare e distruggere Israele”. L’attuale visita di Chalghoumi è stata pensata per aiutare i giovani leader musulmani a capire meglio Israele e promuovere il dialogo tra ebrei e musulmani nei loro paesi. Il gruppo ha visitato mercoledì la Knesset dove ha incontrato ministri e parlamentari. Successivamente si sono recati al Muro Occidentale (“del pianto”). Il programma prevede inoltre visite allo Yad Vashem (il museo e memoriale della Shoà), al Monte del Tempio, ai confini settentrionali d’Israele e quelli meridionali con la striscia di Gaza. Dopo un’intera giornata in giro per Gerusalemme, l’imam dice che la città è diversa da come se l’aspettava. “Pensavo di trovare gruppi con mentalità chiusa, poca libertà e diritti limitati – spiega – Invece trovo una comunità di mentalità aperta, entusiasta di accogliere con amore. Vedere tutti quelli che vivono qui insieme, ebrei musulmani e cristiani, è incoraggiante e commovente”. Chalghoumi sottolinea che si aspettava di sentirsi particolarmente sgradito al Kotel (Muro Occidentale). “Sono rimasto sorpreso nel vedere che, quando arabi musulmani, uomini e donne, sono entrati nell’area del Kotel, nessuno ci ha guardato in modo strano né ha detto qualcosa di negativo né ci ha fatto sentire sgraditi. Anzi, le persone volevano sapere del nostro viaggio, ci auguravano Baruch HaShem [Benedetto il Nome] e dicevano preghiere per noi. Ci siamo sentiti davvero i benvenuti”. Parlando in termini più generali, l’imam ha raccontato d’aver iniziato a darsi da fare per combattere l’estremismo e a impegnarsi nel dialogo inter-religioso a seguito della serie di attacchi terroristici islamisti in Francia e in Belgio a partire dal 2012. Chalghoumi dice che il fatto che tutti gli attentati fossero effettuati da giovani lo ha spinto a cercare di cambiare la mentalità dei giovani musulmani francesi e belgi. “I giovani erano al cuore del problema, e quindi lavorando con i giovani leader musulmani si potrebbe influenzare la gioventù musulmana e moderare le relazioni ebraico-islamiche”. Alla domanda come mai l’antisemitismo sia così diffuso nelle comunità musulmane francesi e belghe, dove in molti quartieri gli ebrei non possono nemmeno indossare simboli ebraici identificabili, Chalghoumi dice che i gruppi islamisti, in particolare i Fratelli Musulmani, sono stati estremamente attivi nella regione e hanno promosso la loro ideologia, che include idee classicamente antisemite. La Fratellanza Musulmana, dice l’imam, ha fatto del conflitto israelo-palestinese “la questione di punta dietro cui unire i musulmani in Francia. Ciò ha permesso al gruppo di raccogliere fondi, in particolare da Turchia, Qatar e Iran che riversano denaro ai gruppi islamisti in Europa perché finanzino le loro istituzioni. I Fratelli Musulmani – prosegue Chalghoumi – sono contro gli ebrei e Israele. Usano vecchi cliché antisemiti, come gli ebrei che controllano il mondo, che sono tutti ricchi ecc., diffondono i falsi Protocolli degli Savi di Sion e promuovono l’odio verso Israele”. L’imam svolge la sua attività nel sobborgo parigino di Drancy, dove vive, e in molti dei quartieri parigini dove sono presenti grandi comunità musulmane, e si adopera per combattere queste idee ricorrendo a dialoghi inter-religiosi, pranzi condivisi e altri eventi simili. Nonostante le difficoltà, Chalghoumi si dice sicuro che si possono fare progressi. “Non puoi avere successo se non sei ottimista – conclude – Sulla mia testa penda una fatwa [dell’ISIS], missili vengono lanciati da Gaza verso Israele. Eppure la gente va avanti e lo stesso faccio io, perché non c’è altra scelta”.

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