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scrive World Cruch (3/6/2019)

“È uno dei romanzi più bizzarri degli ultimi decenni: l’amore di molti a sinistra per l’Islam” scrive Martin Niewendick. “Le persone protestano insieme agli islamisti che dicono ‘Allahu Akbar’ contro lo stato dei sopravvissuti dell’Olocausto e dei loro discendenti, considerano il regime apocalittico iraniano come il potere anti-imperialista ideale e cantano: ‘Hijab è Empowerment’. E poi Francoforte sul Meno. La città si è appena ripresa dall’emozione di un’esibizione sulla ‘modestia’ moda musulmana al Museo delle Arti Applicate. E’ passata poi al successivo campo di battaglia: l’università Johann Wolfgang Goethe. Poiché la professoressa Susanne Schröter ha deciso di invitare le persone a una conferenza dal titolo ‘Il velo islamico: simbolo di dignità o oppressione?’, alcuni studenti si sono sentiti in dovere di intraprendere una campagna di odio contro il capo del Centro di ricerca globale di Francoforte per l’Islam. ‘Schröter out’ è il nome dell’hashtag su Instagram. ‘Non c’è spazio per il razzismo anti-musulmano’. Quando l’avvocato iraniano Nasrin Sotoudeh è stata condannata a più di 30 anni di carcere e 148 frustate, tra le altre cose, per ‘comportamento peccaminoso in pubblico senza il velo’, quelle persone sono rimaste in silenzio. Quando la sua connazionale Vida Movahed è stata condannata a un anno di carcere per la famosa protesta anti-hijab del 2017 per il cosiddetto incitamento alla ‘corruzione'”, non c’era quasi nulla da fare. Solo quando alcuni esperti si sono riuniti per un libero scambio di opinioni in un’istituzione educativa, ci sono state proteste. Ci vorranno generazioni di psicologi per rendere comprensibile questa nuova sinistra. E’ la fatica della civiltà? E’ mao-masochismo? E’ sindrome di Stoccolma? Si può solo desiderare che questi esponenti della sinistra non debbano mai vivere nella società per cui fanno il tifo”.

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