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scrive la Claremont Review (giugno 2019)

“Cosa anima l’antipatia per Israele così diffuso a sinistra?”, si chiede Benjamin Balint. “Nel suo nuovo libro, ‘The Lions ‘Den: Zionism and the Left from Hannah Arendt to Noam Chomsky’, Susie Linfield inizia con questo smarrimento. Linfield, che insegna giornalismo culturale alla New York University, suggerisce che il fenomeno non può essere spiegato dall’opposizione ragionata all’occupazione israeliana della sola Cisgiordania. ‘Molti di sinistra respingono non solo l’oppressione israeliana dei palestinesi ma l’esistenza di Israele stesso’ … Quando dopo la guerra dei Sei giorni del 1967 le sinistre ‘furono affascinate dal nazionalismo cubano, vietnamita, mozambicano, cinese, algerino e palestinese’ e si abbandonarono a romantici movimenti di guerriglia nel Terzo mondo, Israele fu ‘quasi istantaneamente’ trasformato nell’oppressore colonialista-razzista-imperialista-fascista’. La crescente animosità della sinistra nei confronti di Israele ha principalmente a che fare con ‘la trasformazione della sinistra stessa’”.

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