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scrive Valeurs Actuelles (13 giugno 2019)

“L’ingresso in un modello multiculturale o multietnico non avviene allo stesso ritmo ma a seconda dei territori” dice Jerome Fourquet, uno dei massimi studiosi dei mutamenti sociali in Francia. “Mentre l’intera facciata occidentale del paese rimane poco coinvolta, questo fenomeno a volte è molto più spettacolare in certe aree con, per esempio, più del 50 per cento di nomi arabi-musulmani sulle liste elettorali nei quartieri di Marsiglia, Creil, Roubaix e Aulnay-sous-Bois (Seine-Saint-Denis). Il cambiamento dei saldi demografici ha ovviamente conseguenze elettorali. Il voto al Front National viene amplificato dall’aumento della quota della popolazione derivante dall’immigrazione (…) Abbiamo a che fare con processi particolarmente potenti che non sono facili da contrastare. Ricreare luoghi o istituzioni che consentano un minimo di mescolanza sociale, valorizzare e trasmettere una narrativa nazionale, evidenziare con successo corsi di integrazione e ripristinare l’ordine repubblicano in alcuni quartieri potrebbe costituire l’inizio di una tabella di marcia”. Fourquet parla anche di crisi del cattolicesimo. “La matrice cattolica ha svolto un ruolo centrale nella nostra storia e ha strutturato la nostra visione del mondo. Il movimento di scristianizzazione non è certo recente, Marcel Gauchet l’ha teorizzata dal 1985 nel suo libro ‘Disincanto del mondo’. Ma da allora sono passati trentacinque anni e il processo è quasi finito. Ci sono solo dal 5 al 6 per cento di persone che vanno a Messa ogni domenica e, in venticinque anni, se si affidano alle figure della Conferenza dei Vescovi di Francia, non ci saranno più sacerdoti in Francia, dato il loro numero che diminuisce e l’età media di questa popolazione”.

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