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scrive Le Figaro (7 maggio 2020)

“Sono tornati, sono tutti lì … ci eravamo quasi dimenticati di loro. Madonna, Cate Blanchett, Robert de Niro, Pierre Niney, l’inevitabile Juliette Binoche … Duecento artisti e scienziati hanno firmato un ‘manifesto’ su Le Monde chiedendo ‘una trasformazione radicale’ delle nostre società dopo il Covid. ‘Ci sembra impensabile tornare alla normalità’, proclamano. Preoccupati per ‘l’enorme estinzione della vita sulla Terra’, alcuni degli artisti più pagati al mondo chiedono la fine del ‘consumismo’. In un momento in cui tutti aspirano solo a riscoprire i semplici piaceri dell’esistenza, questa chiamata a ‘non tornare alla normalità’ da parte di persone che, dai loro loft spaziosi spesso non hanno idea della vita comune, ha qualcosa di profondamente scioccante. Quando Hollywood sostiene la felice sobrietà, ci ritroviamo nella definizione stessa della società dello spettacolo data da Guy Debord: ‘Nel mondo davvero rovesciato, il vero è un momento del falso’. In un altro testo pubblicato su Le Monde, l’ecologista Nicolas Hulot redige un inventario in stile Prévert dei suoi desideri per ‘un nuovo mondo’. Ognuno dei suoi 100 principi è formulato in modo abbastanza vuoto e consensuale che è impossibile opporsi senza essere un bastardo senz’anima (….) Ne ‘L’oppio degli intellettuali’, Raymond Aron ha analizzato brillantemente perché gran parte dell’intellighenzia aderiva all’ideologia comunista: il modernismo estetico, l’anticonformismo morale e la rivolta. Questi ingredienti si trovano oggi nell’appetito degli artisti per un anticapitalismo mondano. Le droghe del socialismo sono state sostituite dai coriandoli della sinistra culturale”.

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